AS YOU LIKE IT - Una lettera di un genitore

Lettera di un genitore letta al termine dello spettacolo dell'ottava classe Janua 2014 - AS YOU LIKE IT - che volentieri pubblichiamo per chi non c'era.

 

Roma, 12.03.2014

Teatro centro culturale 'Elsa Morante'

'As you like it' di W. Shakespeare

nella interpretazione della VIII classe Janua

 

Ecco, ci siamo, siamo convenuti all'ottavo anno.

Ci siamo arrivati con la recita, la recita che più di altri fatti che danno sostanza a questo anno, segna un punto fermo nel percorso educativo delle scuole Waldorf.

Il punto è un elemento astratto senza il quale non potremmo definire la concretezza di una retta, di un percorso, di un confine, di un limite...

In questa sede mi serve a definire un percorso, il mio percorso, e così provo a volgermi indietro e a vedere nel tempo ciò che sono stato.

Osservo il primo punto, la partenza e, con i ricordi e dal mio archivio, ritrovo l'ingresso in questa scuola Janua e le mie posizioni.

Tra questi vi è lo scritto di una mamma che dopo una riunione sul futuro della scuola e dell'associazione Janua che la sostiene, così a me si rivolgeva:

Non so se scrivendoti sto rovinando l'ultima chance che sei disposto ad accordarci...

Se ti scrivo adesso, dopo la riunione di ieri quando te ne sei andato annunciando che molto probabilmente non ci sarai l'anno prossimo, lo faccio perché ho un grande rispetto per la tua chiarezza e sete di chiarezza, per la serietà e la semplicità non esibizionistica con la quale esprimi sia le tue domande/perplessità, sia le tue critiche.”

Era il maggio del 2003, incontravo la pedagogia steineriana attraverso la scuola materna; oggi è il 12 marzo del 2014 e sono qui, nella scuola Waldorf, nella esperienza Janua, da cui, evidentemente, non mi sono allontanato visto che lo sto a voi raccontando.

Ho continuato ed ho cercato di cogliere con consapevolezza, spirito critico, giorno per giorno, anno dopo anno, quanto accadeva, quanto stavo sperimentando.

Ma torno a loro, alle ragazze e ai ragazzi di questa sera.

Certo le nostre ragazze e i nostri ragazzi ne hanno fatta di strada. Basta rammentarsi come erano alla loro prima recita e come sono adesso: non solo nella qualità dell'interpretazione, ma sopratutto nella qualità umana che, piano piano, si è andata sviluppando, maturando per, infine, sbocciare in questo anno.

Recitare vuol dire tante cose: introspezione, conoscenza di sé; relazione  con sé, con il proprio personaggio, con gli altri sé e personaggi; vuol dire ancora: responsabilità e unitarietà delle individualità. Mi lego e unisco agli altri con le mie caratteristiche personali affinché il meccanismo, il gioco, il 'to play', nella lingua di Shakespeare, funzioni al meglio: ognuno di loro immerso in un tutt'uno: l'assenza, anche solo di uno di essi, incepperebbe il meccanismo, questo perderebbe colore.

In questi otto anni, il meccanismo ha tenuto: si è inceppato, ha esitato, ha vissuto le bizzarrie della vita che, inevitabilmente lo colpivano, a volte con dolore, tanto dolore, ma ha tenuto ed ha fatto tesoro di tutte le vicende che ha conosciuto.

E così, dopo questo itinerario, si ha, magicamente, un gruppo, la cui consistenza è qualcosa di più della somma di ognuno dei suoi componenti. Quel componente aggiuntivo che singolarmente non si trova, che nella recitazione a casa, davanti allo specchio, non si può percepire, io lo definisco mistero.

È il mistero che rompe i vasi rigidi delle consuetudini e delle dicotomie fini a sé stesse, a volte imprigionanti (maschile-femminile; destra–sinistra; soggetto-oggetto; etc.), per poterli attraversare e fluire tra essi, liberamente, alla ricerca di nuove immagini, nuove intuizioni, nuovi modelli.

Ripensando e collegandomi a Steiner, penso che proprio questo fosse il suo pensiero quando scriveva, per i nostri ragazzi, ma anche per noi, di educare, educarci alla libertà, alla responsabilità di gestirla e potere così articolarla nel tempo e nello spazio che queste ragazze e questi ragazzi, ma anche noi, un po' più adulti di loro, sono e siamo chiamati a percorrere.

Un altro pensiero che mi sovviene guardando a questi anni, a questi otto anni, è l'azione misteriosa che ha portato tutte queste individualità (studenti, maestre e maestri) a costituire un aggregato speciale ed unico.

Credo che il mistero, l'anima che hanno saputo dare a questa loro costruzione (perché dobbiamo riconoscere che sono loro ad avere costruito tutto questo) porterà questa 'ottava' classe a non disgregarsi dopo l'esame di licenza media.

Non si sfalderà certamente nel ricordo che albergherà nei loro cuori, ma sopratutto non si frammenterà nelle relazioni interpersonali che sono al suo interno maturate. E se tutto questo non è anima, non è mistero, mi chiedo: cosa è?

Maestra Elisa, in prima classe ci rappresentò questo percorso attraverso il racconto di due lumachine che, piano piano, con fiducia e perseveranza, vanno in avanscoperta alla ricerca di un luogo che possa dare nutrimento loro e a tutti quelli che sono in attesa del loro ritorno. Dopo diverse avventure giungono nel luogo giusto, un campo di fragole, e così possono tornare indietro con la buona notizia da dare agli altri.

Beh, questo percorso, questa epopea, l'abbiamo percorsa, mi correggo, loro, -studenti, maestre e maestri- l'hanno percorsa, vissuta e ce l'hanno offerta. Io credo che quel campo di fragole sia stato trovato e che quella popolazione di lumachine sia su di esso cresciuta libera e tenace per nuovi viaggi e per nuovi incontri perché quella chiocciolina che portano sulle spalle, fatta di buona malta e buoni mattoni, è in grado di affrontare nuovi percorsi e nuovi incontri con spirito libero e responsabile, o meglio, per riprendere Steiner, con spirito educato alla libertà.

Per finire uso la  battuta messa da Shakespeare sulla bocca di Corino per dirmi, per dire:

chi per natura o mano d’uomo

è privo d’istruzione ha ben ragione,

di dolersi”

Io, come genitore, insieme a loro (studenti, maestre e maestri) quella privazione ho tentato di evitarla in questo loro e mio percorso di educazione alla libertà.

Grazie a tutti voi ragazze e ragazzi per tutto questo, grazie a tutti voi maestre e maestri, grazie, e non da ultimo, a voi genitrici e genitori di  questa VIII classe, che insieme, con passione, in questi anni abbiamo seguito.