Il tempo, padre del ritmo - Maria Grazia Errera

 

Ascoltando un brano musicale in cui il ritmo prevale sulla melodia abbiamo l'esperienza diretta del ritmo. Prima o poi, durante l'ascolto, arriva irrefrenabile l'impulso a muovere le membra, seguendo il ritmo stesso. Lo sentiamo salire dalle gambe e dalle braccia e fremere dentro il corpo gioiosamente. E' un'esperienza comune a ogni essere umano, aldilà della cultura e della nazionalità.

E' un'esperienza che tende ad unirci con quanto è all'esterno di noi, nel cosmo.

Il ritmo risuona lontano, in accordo con i ritmi cosmici, il nostro sistema cardio-circolatorio, respiratorio entra in consonanza con la periferia cosmica.

Il ritmo è costituito da un susseguirsi di movimenti alternati tra due polarità e in mezzo c'è un'inversione: sistole e diastole (cuore), contrazione e espansione (pianta), tenebra e luce (cosmo) e così via. Cosa e chi provoca l'inversione del movimento?

Il ritmo si svolge attraverso la vita. Esso è vita.


 

Cosa ha a che fare il nostro insegnamento col ritmo?

Rudolf Steiner ci invita ad insegnare attraverso un respiro, ci esorta ad insegnare a respirare al bambino. Inspirazione-espirazione costituisce un processo ritmico che coinvolge l'organo della respirazione, ma anche il cervello: pensiamo alla contrazione -dilatazione della pressione del liquido cefalo-rachidiano all'interno della scatola cranica. L'attività didattica agisce su questo ritmo determinando la salute del bambino fin nei suoi aspetti corporei, oltre che animico-spirituali.

L'apprendimento ha bisogno di un respiro; dunque, nella lezione, proponiamo momenti di espansione creativa insieme a momenti di concentrazione, poi di nuovo, momenti di interiorizzazione dei contenuti alternati a manifestazioni espressive di qualità artistica.

Vivere la giornata intera scandita da un ritmo più possibile regolare e, a scuola, dare ritmo all'orario delle lezioni, comporre la melodia del piano di studi annuale secondo un movimento di contrazione e espansione in relazione alla qualità e al carattere delle discipline è uno degli aspetti principali della pedagogia steineriana, un elemento salutare e igienico per la crescita e lo sviluppo, oltre che per un apprendimento "digeribile e assimilabile".

Il ritmo dell'educazione (famiglia - scuola) e dell'insegnamento ciclico "a epoche", la lezione tripartita in fase ritmica, di concentrazione, di espressione, tutto ciò si coniuga con il ritmo individuale dell'allievo. Il ritmo individuale ci parla attraverso il temperamento.

Anche le coppie di temperamenti Collerico-Sanguinico e Melanconico-Flemmatico costituiscono una polarità tra contrazione e espansione. Pensiamo all'intensità del collerico, qualitativamente parallela alla profondità del malinconico, anche se il primo tende all'esplosione e il secondo all'implosione. Vediamo comunque un movimento di contrazione.

Osserviamo poi la tendenza dispersiva a moltiplicare del sanguinico, affine alla circolare ripetitività del flemmatico; qui riscontriamo un'espansione.

Queste osservazioni possono aiutarci ad entrare nel ritmo di ciascuno.


 

Dietro ogni ritmo è nascosto il tempo; come e quando l'essere umano prende coscienza del tempo?

Il bambino piccolo, al di sotto dei 3 anni, sembra vivere esclusivamente nell'attimo presente, nell'attuale. Il suo benessere è strettamente collegato allo stato fisico, al contatto fisico con la mamma, non ha bisogno d'altro. Egli vive fuori del tempo, il suo stato di coscienza è quello del sonno e del sogno, per pochissimo tempo riesce a rimanere sveglio.

La prima esperienza del tempo il bambino la fa quando comincia ad avere qualche ricordo e ciò avviene generalmente intorno ai 3 anni, quando comincia a dire "io" a se stesso. A quella età, se lasciato in asilo, egli è in grado di dire consapevolmente a se stesso: "mamma poi torna".

L'esperienza del prima e del poi è fondamentale per la formazione dell'autocoscienza e presuppone il formarsi della facoltà della memoria e della rappresentazione di sé e del mondo nella propria interiorità.

Se dunque il ritmo è un'esperienza primordiale che lega l'uomo al cosmo, il tempo è il mistero della coscienza umana. La percezione del tempo, il sentimento del tempo e il concetto del tempo crescono con l'uomo ed ogni età ha un suo rapporto peculiare con esso.

Nell'età senile il tempo si dilata attraverso i ricordi che ricollegano una vita intera; nell'età giovanile il tempo è un fuoco che brucia nell'attività volitiva.

Vediamo così crescere la misura del tempo nella coscienza infantile piano piano. Ieri e domani sono

due entità che si definiscono con chiarezza quando il bambino comincia a frequentare la scuola.

In asilo si stenta ancora a definire nettamente il domani, senza parlare del dopodomani...

In I classe può capitare che non ci si ricordi se si è nella pausa del dopopranzo o in quella dopo la merenda. La piena e cosciente esperienza del tempo si fa verso i 9 anni, quando il bambino della scuola Waldorf frequenta la III classe, classe in cui si sperimenta attraverso i racconti biblici, la cacciata dal Giardino dell'Eden, rispecchiamento culturale della propria situazione biografica, passaggio fondamentale nello sviluppo dell'io. Il mondo del Padre Kronos, dell'eterna durata è ormai alle spalle; davanti c'è Mercurio che preme per vivere in piena coscienza l'attimo della trasformazione, del fenomeno. Ci si sente soli, il tempo comincia a fuggire, si desidera più tempo per giocare, per fare ciò che "ci va". Ci si osserva nel proprio progredire: "prima non ci riuscivo, adesso sì." oppure: "sono migliorato...". E così via.

Il tempo libero, in questa fase, non andrebbe riempito di attività, anche se il bambino sembra rispondere volentieri alle sollecitazioni a sperimentare questa o quella novità. Va ancora salvaguardato il tempo della contemplazione, persino della noia, esperienza fondamentale per lo sviluppo della volontà!

Gradualmente si esce dall'isolamento misterioso dell'anima infantile tra i 9 e i 12 anni; avviene ora un cambiamento fisico che porta alla differenziazione sessuale. Comincia la metamorfosi che sfocerà nell'adolescenza. Allora il tempo comincia a "non bastare mai" oppure a "non trovare il tempo per". Esplode la brama per il tempo libero dagli impegni. Qualcuno diviene ansioso, qualcuno comincia a programmare la giornata, per avere appunto più tempo.

"Momo" è una buona lettura per questa età. Avviene ora una proiezione verso il futuro: "da grande farò questo o quest'altro", "non vedo l'ora di..."


 

Nel Piano di studi, lo studio della Storia va di pari passo con questa acquisizione della coscienza temporale.

Nella I classe, attraverso le fiabe, si vive il tempo universale, le immagini si susseguono come in un sogno.

Nella II classe il tempo delle Leggende dei Santi e delle storie di animali appartiene ad una dimensione remota, tra sogno e realtà.

In III classe, la Genesi fa sperimentare gli archetipi attraverso un percorso temporale di 7 giorni, i sette giorni della settimana. Si entra nel flusso temporale del sistema planetario.

Nella IV classe c'è ancora un'eco della creazione dal punto di vista della mitologia nordica, dove il tempo viene sperimentato tragicamente: la fine degli dei, il tramonto degli Asi, la morte di Sigfrido, la nascita dell'eroe.

Il tempo della vita terrena è prezioso, questo ancora si sperimenta nell'aureo mito greco. Breve è la vita dell'uomo (Achille) o breve è la sua felicità e lunga invece la tribolazione (Ulisse), ma l'uomo sfida questi limiti.

In VI classe il tempo si azzera, comincia l'era del Figlio dell'Uomo. Il tempo è ora riconoscibile trama di conquiste dell'umanità, di scoperte geografiche, esplorazione del cielo e non solo contemplazione, invenzioni, frutto della scienza e della tecnica. D'ora in avanti comincio a riconoscere il mio tempo presente, la mia epoca attuale, a partire dalla conoscenza di nuovi modelli di anti-eroe, quale fu Galileo (VII classe).

Nell'ambito della matematica finanziaria si speimenta il valore economico del tempo, impadronendosi delle formule di Interesse e Capitale. L'Economia e il Tempo hanno molto a che fare tra loro. Questo vale anche di più per l'insegnante: il tempo della lezione è tanto più economico e proficuo, quanto più riesco a collegare le materie di insegnamento al suo interno, quanto meno ciascun elemento della lezione perde di vista le varie possibilità di tutte le discipline.


 

Ecco che il ritmo dell'apprendere, unito alla melodia delle varie voci dell'insegnare, può divenire musica godibile per la vita scolastica.

 

Maria Grazia Errera

Febraio 2010

 

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