Individualismo etico nella vita sociale - Manuela de Angelis

Scegliere l'individualismo etico a fondamento della vita sociale

Teniamo sullo sfondo l'antropologia di Rudolf Steiner e osserviamo l'organismo "scuola" Janua.

 

L'Io dell'iniziativa Janua, più che una rosa canina, appare come una rosa ricca di petali e di sfumature, esprime tutta la complessità della vita della scuola, vuole integrare le diverse spinte, ha l'attenzione desta e rinnovantesi sul come far crescere la scuola, porta la cura dell'ambiente e lo sforzo che la scuola sia  luogo di salute e sia in relazione con il territorio. Matura costantemente la coscienza delle scelte e della direzione intrapresa.

E' fondamentalmente  cosciente  che  ciò si crea insieme non è la semplice somma delle individualità,  ma qualcos'altro di prezioso e irripetibile che solo attraverso il dialogo e il collegamento fra esseri umani, può portare sostanza nella forma.

Osserviamo perciò la scuola avendo come sfondo l'immagine antropologica dell'organismo nei suoi 4 corpi costitutivi.

L'Io compenetra i diversi corpi.

C'è il corpo astrale dove vive il movimento animico che mi congiunge all'altro e alle cose, al Mondo e alla Natura, in vorticoso desiderio, in sfumata tenerezza, in tenebroso e ombroso giudizio, in caldo e amorevole sentimento di cura, di compartecipazione.

Lì nel mondo dello scambio vi è il rispetto, la compassione che trovano forme cangianti, c'è la determinazione, il coraggio, l'energia di trasformare il male in bene ogni istante oppure l'indifferenza, la fredda distanza, l'intimidazione, la paura, l'arroganza, la violenza.

Vedo l'altro: Cosa vedo dell'altro? Cosa l'altro mi genera e perché? Fuggo ciò che dell'altro vedo? Ciò che nell'altro sento è in me o fuori di me? Cosa porto in contro all'altro?

I sensi, queste meravigliose guide per comprendere dove siamo rispetto al mondo, ci svelano uno dei tanti aspetti del reale, più simili a un ponte, spesso offuscato dalle nostre rappresentazioni antiche, dalle nostre paure, proiezioni e disagi, essi sono lì come guardiani a vigilare.

Il teatro dell'evoluzione umana è l'anima di ciascuno di noi in grado di sentire, sperimentare e trasformare in ogni momento presente, il disagio in comprensione.

Quali sentimenti vogliamo far vivere e respirare intorno agli alunni, ai bambini, ai maestri, alle persone che lavorano?

Come io posso contribuire a che ci sia un valore aggiunto del mio essere nel contesto sociale in cui ho inserito mio figlio, nella sua scuola o in cui ho scelto di lavorare?

Nella scuola il corpo astrale sono i sentimenti che ci accompagnano quando ci incontriamo, lì vi è la riconoscenza, il coraggio di determinarsi, la fatica di non essere compresi, l'ascolto fino in fondo o apparente. Lì è il mondo delle relazioni, i gruppi di lavoro e di interessi, lì la forza della comunicazione che si evince dal modo che scegliamo per comunicare, di scambiare con l'altro.

Come lavoriamo in equipe? Come ci ascoltiamo, ci stimoliamo, ci interroghiamo?

Quale è la modalità che insieme abbiamo scelto per comunicare fra noi?

Nella scuola Janua la modalità che si è scelta primariamente è quella che passa da persona a persona, una scelta cosciente così bene sintetizzata nella stretta di mano che il maestro dà ad ogni bambino al mattino nel vederlo e il pomeriggio nel salutarlo chiamandolo per il suo nome.

Mi interrogo da diversi anni sull'accresciuta necessità di cura dei bambini con disturbi della sfera emotiva che vengono segnalati nelle scuole. Come sbloccare ciò che impedisce loro di essere felici ?di tollerare la frustrazione senza sentire malori, di manifestare opposizioni così marcate, blocchi nel procedere per esempio negli studi in età adolescenziale?

Come parliamo? Come tastiamo la sensibilità dell'altro? Come portiamo incontro messaggi chiari eppure flessibili? Con quale forza? Quanto sosteniamo i giovani con l'umorismo, i bambini piccoli con l'immagine, con il gesto e la convinzione? Percepiamo l'altro come si è sentito? Cosa ha provato ?riusciamo a leggere i suoi messaggi senza interpretazioni?

La "salutogenesi" è la possibilità di guarire ogni giorno un po' di più mentre la patogenesi è la possibilità di ammalarci ogni giorno un po' di più. E questo nella vita sociale è evidente e solo là, io posso fare i conti su quanta malattia assorbo e trasformo rispetto a quanto benessere e salute irradio per me e per l'anima di chi mi è attorno.

Una vita apparentemente analoga trascorre come un breve lampo di luce o come un pesante viaggio sotto le intemperie, da che dipende questa diversa descrizione dell'evento vita?

La nostra scuola vuole trasmettere ai bambini opportunità di relazioni adulte e di coetanei basate sulla fiducia e sul valore dell'incontro umano arricchente con chiunque. La tolleranza non è dichiarata ma vissuta, la comunicazione ricercata in libertà, le difficoltà affrontate e superate. La discrezione, la cordialità, la puntualità come valori riconosciuti nutrono gli atti formali dell'incontro.

Una comunicazione formale si inserisce ordinatamente, passando per gli individui che ne hanno la responsabilità. Niente avviene automaticamente.

E questo ci introduce al corpo eterico, il corpo delle abitudini, dei flussi, dei ritmi di lavoro. I ritmi settimanali di incontro fra i maestri, fra gli amministratori, trimestrali con i genitori. I ritmi di due volte l'anno con gli insegnanti della scuola pomeridiana di musica, i ritmi di incontro fra maestri e alunni, i ritmi di incontro dei gruppi di lavoro e di iniziativa, i ritmi mensili delle conferenze pedagogiche, degli incontri con il medico antroposofo.

Ordinati, collegati e fluidi questo è l'obbiettivo.

Siamo chiamati a trovare il giusto respiro negli incontri individuali maestro e genitore, fra maestri di classe e genitori degli alunni, fra educatori, medici e arteterapeuti per gli appuntamenti di pedagogia curativa. Poi la vita scorre c'è da organizzare le supplenze, le visite d'istruzione, le recite, le feste stagionali, gli incontri di gruppi di lavoro manuale, gli incontri due volte l'anno per concerti, saggi di musica, per andare ad osservare il cielo e il mondo vegetale. Ci sono glia appuntamenti settimanali per i corsisti che studiano per divenire maestri. Settimanalmente c'è da scrivere il giornale Gio.Ja, aggiornare il sito Janua, ci sono i pagamenti regolari delle rette, l'accoglienza di nuovi bambini e famiglie, gli appuntamenti con associazioni del territorio, l'ascolto alle nuove iniziative che singoli individui promuovono cercando colleghi. La capacità di tenere in ordine tutto questo, ben collegato e unito è la forza di salute dell'iniziativa scuola. Se c'è un buon ritmo nel procedere, c'è modo di affrontare gli imprevisti, gli ostacoli. Correggere i compiti, dare valutazioni, ripensare i programmi ogni anno a nuovo, tessere buone relazioni con le scuole vicine. Pianificare con cura fin nel dettaglio e lasciare poi che le esperienze ci vengano incontro pronti ad adattarci. Questo uno spunto per un'immagine del corpo eterico della scuola.

Il corpo fisico, vederlo crescere di anno in anno come cresce quello di un bambino che diviene adolescente e giovane adulto, una classe dopo l'altra, uno spazio dopo l'altro, rinfrescarlo in estate, pulirlo e rigenerarlo con regolarità, questa è l'esperienza di questi anni. Questa struttura che viene dallo Stato, in particolare dal Municipio ci chiama a sentirci dentro alla scuola italiana più vasta che tenta di trovare strutture idonee e di riprendere a rimotivare le imprese verso le spese che riguardano l'istruzione e l'educazione. Essere in questa struttura con la coscienza di cosa occorre fare per migliorarla. Abbellire, pulire, provare ad ottenere nuovi spazi per poter far funzionare meglio le tante attività che crescono grazie alla spinta pedagogica che guida la nostra Janua.

Ed ecco che proprio nel fisico ritroviamo l'Io della scuola Janua.

Cioè troviamo quelle idee ampie vaste universali che si sono calate nella nostra anima, sono state riconosciute dalle persone che guidano questa iniziativa e la servono con rispetto da anni.

Idee che sono state scritte, sono state espresse in conferenze, aggiornamento insegnanti formazioni, lavori artistici. Idee che essendo divenute ideali per chi vi opera, ogni giorno in aula continuano a tenere vigorosa questa scuola.

L'Io compenetrando il corpo fisico direttamente lascia l'impronta: la struttura è nella città, convive con la scuola pubblica, non teme ma ama il confronto, ricerca il dialogo, non demanda ma trova nuove risorse e stimoli nella realtà così come è non solo come vorremmo che fosse. Plasma il materiale che è a sua disposizione.

Questa struttura pubblica, per una realtà privata ancora non riconosciuta nel metodo Waldorf a Roma, permette di creare qualità pedagogica e sociale, atmosfere di luce e calore, salute per i bambini e di rimando per le famiglie, rinnovato entusiasmo e calore per l'insegnamento fra i docenti.

L'io della Janua che ha dato vita ad altre iniziative oltre la scuola, non è formata dalla somma delle individualità che la compongono (alunni, insegnanti, medici, musicisti, artisti, formatori, amministratori, staff, genitori, responsabili di gruppi di lavoro, collaboratori, amici, sostenitori, professionisti, consulenti, corsisti) bensì una qualità speciale di sostanza che prende forma via via nella relazione con ciò che già esiste. La scuola gestita da insegnanti professionisti è sostenuta da tutti coloro che vogliono contribuire rispettando la forma di questa iniziativa. In essa vive lo spirito di chi ha trovato la forza di avviare sapendo che ciò che contava era assecondare quel germe di volontà nascosta, presente nel cuore coraggioso di chi intraprende, di chi sceglie di cambiare strada, lavoro, di chi promuove questo metodo controcorrente e innovativo, di chi si confronta e riconosce stessi valori nelle scuole con cui si confronta spregiudicatamente. L'Io della Janua si ritrova verificando il suo procedere annualmente con tutti coloro che vi operano, chiede aiuto e ascolta coloro che vogliono contribuire. Il tutto passando da Io ad Io.

Con questo breve scritto che pennella un'immagine, traccio solo un piccolo spaccato della complessa vita della scuola. Non è mia intenzione essere esaustiva, spero di poter riprendere dalla viva voce dell'incontro questo splendido tema che mi sta molto a cuore. Vi aspetto tutti numerosi all'appuntamento previsto nel percorso pedagogico per i genitori di quest'anno come da depliant giallo, il 9 maggio alle 18:30, lì con Manuela Borsetti fondatrice del nido e Cinzia Pucci, euritmista e formatrice, affronteremo l'argomento di come si caratterizza una scuola fondata sul pensiero antropologico e sociale di Rudolf Steiner.

Spero che possano essere presenti anche corsisti, insegnanti, amministratori e collaboratori delle diverse scuole Waldorf del Lazio.

 

Roma 4 aprile 2014

Manuela de Angelis

 

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