La scuola come luogo di salute - Manuela de Angelis

La scuola è il luogo dove bambini e ragazzi passano dalle 5 alle 9 ore al giorno; è il luogo, l'ambiente fisico e umano dove possono crescere sani o possono ammalarsi. Ammalarsi primariamente nell'anima, prima che per la pandemia!

La scuola è il luogo dove il Bello può riverberare, oppure offuscarsi, nelle immagini, nei volti e nelle parole delle persone che all'interno vivono, si incontrano, parlano, semplicemente possono o non salutarsi, darsi una occhiata o ignorarsi nell'indifferenza.

Lavoro nella scuola da 33 anni e riconosco nella scuola italiana, per diretta esperienza, alcune patologie:

  • La paralisi generata da una scuola che ha dimenticato chi è l'essere che ha di fronte. Un essere da istruire ed educare, ormai più preoccupata dei risultati statistici, dei giudizi, che della crescita armoniosa e vitale dei futuri e originali cittadini (impedimento nella Volontà).
  • La lotta ideologica che inquina ogni scelta di riforma basata sul criterio di effettiva osservazione partecipe del bambino e delle sue necessità (impedimento nel Pensare).
  • L'ansia da prestazione e da risultato che afferra insegnanti e genitori e che trova come vittima l'uomo futuro che vorrebbe nutrirsi di ponderatezza ed entusiasmo e si trova invaso dalle paure e dalle preoccupazioni degli adulti intorno a lui (impedimento nel Sentire).

Cresce la patologia, cresce, per i ragazzi, il bisogno di rifugiarsi in altri luoghi. Ci siamo chiesti: che fine hanno fatto quei rudimenti pedagogici conosciuti da tutte le persone di sano sentire? E al tempo stesso: dove abbiamo relegato anni e anni di studi che hanno mostrato e consolidato idee sul graduale processo di sviluppo e maturazione nei primi tre settenni di vita delle facoltà umane?

Faccio un semplice esempio. Chi di noi non riconosce vere le seguenti affermazioni pedagogiche:

  • La gioia del giocare e del muoversi rende il bambino più sano e più vivace nell'intelligenza.
  • Il bambino piccolo impara non dai concetti che gli forniamo attraverso lunghissime verbalizzazioni e spiegazioni, ma attraverso il fare di fronte a lui e con lui, gesti semplici che divengono via via più complessi (come lavorare a maglia ad uncinetto, come inchiodare, tagliare, segare ...).
  • Nella scuola elementare il bambino sviluppa meraviglia e senso di ciò che è bello e guarda con attenzione ad ogni suo insegnante con lo scopo di poter far bene ciò che amorevolmente gli viene richiesto.

Queste affermazioni sono indicazioni preziose per la scuola d'infanzia e per le elementari, eppure se noi osservassimo cosa in realtà accade all'interno di alcune scuole troveremmo bambini impediti nel movimento, spinti all'apprendimento intellettuale e analitico prima del tempo, troveremmo il timore dell'uso di attrezzi di uso quotidiano, come forbici, cacciaviti, martelli e, a completamento dell'impedimento, la continua rotazione delle figure di riferimento che si spostano da una scuola all'altra nell'indifferenza istituzionale di ciò che, come insegnanti, hanno costruito con gli alunni l'anno precedente.

 

Perché, se ciò è vero, perdiamo tempo e tardiamo a generare una scuola italiana libera e responsabile?

Mi spiego meglio. Esiste nell'intento di molti insegnanti la coscienza che si può istruire solo colui che sta bene con sé e nell'ambiente, eppure sembra che lo sforzo per rendere il luogo intorno al bambino un ambiente sano va per lo più in fumo per quelle sovrastrutture culturali di cui prima accennavo, che soffocano le fondamenta delle scuola stessa.

Una scuola è essenzialmente uno spazio di libertà di pensiero, di circolazione di idee, di creatività, di gesti, di interrogativi e ricerche (Vita nel Pensare).

Una scuola è un atelier sempre in movimento: cartelloni, murales, lavori dei bambini e dei ragazzi, risoluzioni nuove, sono sempre in cantiere sia sul piano degli argomenti e dei testi, sia sul piano dei laboratori esperienziali (Volontà cosciente).

Una scuola è un'opportunità immensa di scambi relazionali, di tensioni vissute e risolte, di conflitti affrontati che rafforzano la capacità di essere e fare con gli altri (Equilibrio nel Sentire).

Se abbiamo come faro del nostro operato a scuola l'idea di offrire un luogo salubre ai bambini, opportunità risananti che generino fermento e vita, sarà difficile che perderemo la rotta come insegnanti, ma se per collegarci al bambino e vederlo dovremo attraversare il filtro nebuloso di circolari, disposizioni ministeriali "oggi sì domani no" o i dettami di un rendimento scolastico di stampo cognitivista, che ha dimenticato l'essere e l'età di quell'essere, avremo distorto l'immagine dell'uomo e vedremo solo brandelli di competenze acquisibili sempre e solamente in una unica strada rettilinea.

Vivere creando salute per il bambino significa vivere trovando percorsi assolutamente nuovi generati dall'intuizione pedagogica del maestro a contatto con la "vitalità bollente" dell'alunno.

Scuola e Vita si possono ridare la mano solo, e solo se, si ridarà dignità alla libertà di insegnamento, solo se si restituirà fiducia e valore al maestro che agisce, solo se si creeranno luoghi di scambio autentico sui bambini con osservazioni e non giudizi, cioè solo se si riprenderà come insegnanti a pensare all'educazione e a lavorare in modo artistico.

Guardare al bambino non è fare una foto istantanea e sentirsi a posto, ma è cogliere i suoi processi di apprendimento imprevedibili, le sue paure, i suoi disagi, i suoi blocchi, percepirli il prima possibile senza fissarli, ma con l'intento generoso e cosciente di aiutarlo a rimuoverli.

Se perciò le risorse economiche che questo Stato elargisce per l'istruzione si basassero su questi due pilastri: libertà di insegnamento e fiducia nell'umano, sorgerebbero tante scuole create da insegnati, liberi professionisti, che si interrogano costantemente sull'infanzia e l'adolescenza seminando germi di fiducia nelle nuove generazioni che devono affrontare il futuro. Le famiglie potrebbero scegliere la scuola in libertà ritrovandosi o meno nelle idee che vuole attuare quella scuola o l'altra.

L'autonomia scolastica non può essere una finta autonomia che dipende dal bilancio dello Stato, ma una reale economia che interagisce con il bilancio dello Stato.

Lo Stato deve garantire, come da Costituzione, l'istruzione per ogni cittadino, ma sul come attuare questo è ora di dare una svolta!

Esistono libere scuole, totalmente private, che perseguono finalità formative ben chiare come la Libera Scuola Janua di Roma e le scuole Waldorf nel mondo, che si caratterizzano per la diversità di metodo dall'approccio tradizionale e perseguono come primo obiettivo formativo la salute del bambino. I genitori e gli insegnati di queste scuole in realtà sostengono lo Stato mantenendo i loro figli privatamente all'istruzione, senza nessun contributo e togliendo allo stesso, l'onere della spesa per l'istruzione. In queste scuole ogni inizio dell'anno scolastico si può osservare un vero e proprio fermento. Chi pialla, chi lucida, chi tinteggia i muri, chi ripristina il funzionamento di un bagno, chi zappa e rastrella ... Chi sono? Sono semplicemente gli insegnanti e i genitori che insieme preparano la scuola per i bambini.

Credo che sia giunto il momento di accorgercene!

Termino questo scritto con un pensiero - auspicio - per uno Stato realmente democratico e pluralista che garantisca la nascita di libere iniziative culturali, scritto da una insegnante di una Libera Scuola.

"Se guardiamo alle idee che hanno plasmato le correnti di pensiero negli ultimi 40-50 anni, rintracciamo in primo luogo l'idea della necessarietà e preminenza della Scuola Pubblica su ogni scuola paritaria o libera scuola. Cosa ha posto, nel corso di questi anni, in una posizione di assoluto prestigio la Scuola Pubblica a detrimento anche delle spinte autonomiste ,che di quando in quando cercavano di trovare un eco nel mondo dei pensieri? Io credo che questo si sia verificato perché la Scuola Pubblica è una delle espressioni dello Stato, quale artefice e unico organizzatore del corpo sociale. Lo Stato "buon padre di famiglia" che  indirizza i suoi cittadini, per loro sceglie e valuta e questi, come figli rispettosi, si lasciano guidare, perché convinti di aver mantenuto inalterata la loro libertà di individui avendo eletto democraticamente quel padre; salvo poi dimenticare che quel gesto di democrazia per non svuotarsi di sostanza, deve essere quotidianamente riempito della  responsabilità  individuale di mantenersi desti per tutto ciò che ci circonda, per quello che succede nelle scuole, nelle strade, in ogni dove. Perché il "popolo- figlio" si guadagni la sua autentica libertà deve fare un passaggio di coscienza, che non può che essere individuale. In realtà il gruppo ha un corpo unico e indistinto solo se è manovrato da un unico orchestratore, diversamente per pulsare di linfa vitale nuova deve trovare la luce in ogni singola individualità. La crescita individuale è lasciata alla promozione e diffusione di pensieri nuovi da parte di chi sente la responsabilità di spendersi per questa causa e poi ancora alla relazione umana cercata, voluta, trovata in ogni incontro tra individui". (Antonella Rainone).

 

Roma, 11 settembre 2009

Manuela de Angelis

Coordinatore pedagogico della Libera Scuola Janua