I bambini sono il futuro - Manuela de Angelis

"La società è un riflesso degli esseri umani e, se vogliamo migliorarla, si dovrebbe cominciare dall'ambito umano, bisognerebbe cioè cominciare dall'educazione e dagli educatori, che posseggono le intuizioni necessarie. (...)
Un'educazione morale dovrebbe essere la corrente unificatrice all'interno del processo educativo: ispirare sentimenti di riverenza, meraviglia, stupore, devozione.
Allo stesso modo ognuno di noi è un artista innato, ma ha bisogno di essere "coltivato". Quando viene sviluppata, l'arte è una forza che si oppone alla volgarità in tutte le sue forme.(...)
L'educazione intellettuale e/o tecnica non ci permette di vedere la realtà delle cose dalla loro propria essenza. Non percepiamo le idee con trasparenza e la continua specializzazione tecnica sta portando alla meccanizzazione della nostra Umanità.
Forse una maggior attenzione allo sviluppo delle capacità dell'individuo fornirebbe all'alunno una maggior conoscenza di se stesso, dei suoi talenti, capacità, abilità, limiti e mancanze, che li permetterebbe di orientarsi verso il tipo di lavoro che lui/lei potrebbe sviluppare."

Rosa Letelier

UNO SGUARDO D'INSIEME: UN DIBATTITO ATTUALE PER LA LIBERTA' DEI SISTEMI SCOLASTICI

Oggi tutti parlano della nostra epoca come di un epoca di transizione, di grandi mutamenti, ma è molto difficile addentrarsi nella comprensione di cosa realmente caratterizzi questo passaggio.

Ciò che accade ha radici ben più lontane, ma dovunque si osservi ci si accorge dei continui tentativi dell'uomo per uscire da vecchie forme e strutture, per affermare le sue scelte individuali e libere.
Purtroppo l'accelerazione che dall'esterno ci sollecita, è tale che i rischi di squilibrio e di difficile assorbimento ed elaborazione dei contenuti aumentano provocando disagi a diversi livelli dell'organizzazione umana.
La nostra psiche non regge al passo delle trasformazioni di abitudini e di ritmo di vita che l'ambiente ci impone.
In questa situazione ci si interroga se il sistema educativo odierno risulti capace di assorbire il disagio che sempre più prematuramente l'uomo manifesta. Senza scendere su fatti sensazionalistici, è un dato palese a tutti e consolidato statisticamente che assistiamo ad un incremento della violenza irrazionale tra giovani, all'aumento dei tentativi di suicidio come modalità di reazione sempre tra i giovani, all'abuso di sostanze psicoattive in età sempre minore, fatti che appaiono come indicatori macroscopici di un bisogno di mutamento:

Perché siamo arrivati a questo punto?
Come ci siamo arrivati?
Era necessario giungervi?

Queste domande vivono nel profondo di tutte le persone che intendono operare ed essere attivi nell'organismo sociale e perciò anche in ognuno di noi che promuoviamo questa iniziativa.
Se ci fermassimo all'analisi precedente, potremmo cadere in un atteggiamento pessimistico che ci fa assumere un comportamento teso a proteggere i nostri figli da una realtà pericolosa. Al contrario noi riteniamo che per "assicurare" un futuro positivo alle nuove generazioni sia necessario che proprio gli adulti siano in grado di trasformare la paura in fiducia.

"La fiducia nell'umano è un atteggiamento che risulta dalla decisione ferma e amante di coltivare quotidianamente tutto ciò che è umano. Si tratta di una lunga gestazione che si compie giorno dopo giorno. E' un quotidiano lavoro su di sè che solo ciascuno può compiere, e ciascuno solo su stesso...I bambini anelano ad una scuola che si fondi proprio sulla fiducia nell'umano. La fiducia nell'umano è il progetto educativo per eccellenza."
Pietro Archiati

Ci sembra importante ora rilevare che, nell'evoluzione dei sistemi scolastici in oriente ed in occidente, le scuole sono esposte ad impulsi polari: negli Stati Uniti d'America le scuole migliori sono private e lo Stato si occupa con grande difficoltà di mantenere le scuole pubbliche statali nei quartieri poveri; in oriente le scuole migliori sono ancora istituti statali che lottano per la sopravvivenza.
Come reagiscono le scuole in Europa nel fuoco di questi due impulsi polari?
E' attuale ancora la struttura di monopolio dell'istruzione statale?

Noi ci inseriamo all'interno di questo dibattito culturale molto presente in Italia, e riteniamo che allo Stato spetti di salvaguardare il pluralismo culturale, la convivenza fra le varie confessioni in modo da continuare a gestire direttamente le sue scuole concedendo l'autonomia pedagogica e culturale alle scuole che seguono metodi innovativi pur riservandosi il compito di sorveglianza giuridica delle scuole non statali.

Più paesi europei sono giunti attraverso la loro storia a porre in atto sistemi scolastici che favoriscono il suddetto pluralismo culturale.
Frans Carlgren li descrive come segue: "L'Olanda è finora l'unico paese al mondo nel quale le scuole statali e quelle non statali vengono trattate in modo uguale anche sotto l'aspetto finanziario. La possibilità per i genitori, di fare assegnamento senza riserve su questo principio si manifesta nel fatto che oggi, in quel paese, il 72% degli allievi viene istruito in scuole non statali... In Danimarca si può fondare senza difficoltà una scuola partendo da un piccolo gruppo di genitori, se vi sono almeno 28 alunni in età scolare. I contributi statali sono notevoli. Esistono quindi tante scuole libere, con genitori attivi e impegnati, dei quali un gruppo, relativamente numeroso, aiuta la scuola in diversi modi. Ogni scuola è responsabile del proprio metodo pedagogico".

La privatizzazione delle scuole può portare a quelli eccessi che vediamo negli Stati Uniti e che Michael Lind, autore di "La prossima generazione americana", esplicitamente denuncia considerando il sistema di istruzione discriminatorio con le scuole migliori per i bambini dei ricchi, quelle mediocri per i ceti di reddito medio, e quelle statali per i poveri diseredati.

Le pedagogie innovative come la nostra, chiedono soluzioni coraggiose:
nessuna barriera né economica né etnica né religiosa né geografica deve ostacolare le scelte dei genitori per la scuola che ritengono migliore per i propri figli, ed il vantaggio di accogliere bambini di tutti i ceti sociali, come avviene nella scuola pubblica, va esteso anche alle scuole private gestite da associazioni di genitori come la nostra.

Per far questo è necessario che gli imprenditori sostengano economicamente libere iniziative culturali come la nostra, e che lo Stato contribuisca con edifici, strutture disponibili o con finanziamenti direttamente ai genitori o ai promotori degli progetti.

GLI INSEGNANTI DELLA SCUOLA E LA LORO FORMAZIONE

E' impossibile volere una scuola e non porsi come primo obiettivo la formazione degli insegnanti.
Nessuno dall'esterno può "definire" quando una persona è del tutto "formata ", cosa che regolarmente e ufficialmente avviene, e che di fatto non dà nessuna garanzia sulla qualità dell'insegnamento. Questo potrà verificarsi solo nell'incontro del maestro con la classe.
Per la scelta degli insegnanti che operano nella nostra scuola ci rivolgiamo a persone che hanno una formazione pedagogica e/o che hanno frequentato uno dei seminari di formazione presenti in Italia (organizzati dalla Federazione delle Scuole R.Steiner d'Italia) o all'estero.

L'Associazione Janua promuove anche al suo interno un percorso di formazione per le persone che vogliono lavorare nelle nostre strutture, tali persone verranno dal Collegio degli Insegnanti dell'associazione Janua accompagnati, tramite Tutor qualificati, all'ampliamento della formazione

(vedi sotto Argomenti: Formazione).

Il "mestiere" del maestro è un costante cammino di autoconoscenza, di attivazione e mobilità interiore ed esteriore, e chiede un interesse autentico per tutte le manifestazioni dell'essere umano e per il mondo.

I bambini cercano maestri consapevoli del fatto che ogni facoltà reale è già immanente nell'essere, è già potenzialmente presente nel bambino stesso, e attende solo di sprigionarsi e di tradursi in atto tramite la cura pedagogica di adulti che conoscono questa verità (e-ducere = trarre fuori).

Ciò che noi proponiamo ed evidenziamo nel nostro progetto, è la riscoperta del valore della libera responsabilità dell'insegnante. Promuoviamo perciò un percorso formativo per gli educatori che li sensibilizzi:

  • al riconoscimento dei valori che muovono ogni singola persona alla scoperta dei propri limiti e alla valorizzazione dei propri talenti
  • alla responsabilità educativa
  • al lavoro in equipe come strumento con cui e da cui l'insegnante trarrà forza ed equilibrio per il proprio lavoro


Una formazione che affianca la didattica con una riflessione sincera sull'essere umano a partire dall'osservazione fenomenologica di se stessi e del mondo.

Gli insegnanti nel loro lavoro sono supportati con riunioni settimanali collegiali, su problematiche, osservazioni e scoperte che emergono in classe rispetto agli alunni e alla metodologia didattica.
Seminari artistici e studi antropologici accompagnano il percorso sia nella fase iniziale che durante il lavoro in quanto la formazione non può che essere continua e calibrata a seconda delle necessità.
Grande rilevanza hanno anche i temi economici per permettere all'insegnante una sempre maggiore aderenza alla realtà. Il confronto con medici olistici permette di comprendere sempre più approfonditamente l'essere umano e di imparare ad intervenire a prevenzione del disagio riconoscendo sintomi e manifestazioni.

Per far questo riteniamo necessario partire sempre dalle persone che si accostano nella realtà alla formazione piuttosto che da un programma stabilito.

Ogni insegnante deve essere capace di dialogare con le famiglie così da favorire indirettamente il processo di crescita dei bambini a lui affidati, diventando punto di riferimento e di orientamento per i propri alunni.

Siamo consapevoli che poter affidarsi ad un adulto è un esperienza che ogni bambino ha diritto di fare per poter rafforzare il suo senso di appartenenza ad una comunità, per potersi identificare e poi successivamente separare da chi ha stimato e amato così da entrare con sicurezza e operativamente nel mondo.
Noi non miriamo ad una autosufficienza precoce che indebolisce il bambino ma alla conquista dell'autonomia nel passaggio dall'adolescenza all'età adulta, un'autonomia che si fonda sul riconoscimento del valore dell'altro verso il quale operiamo sperimentando la nostra umanità.

Siamo altrettanto consapevoli che il ruolo genitoriale così fondamentale nella costruzione sociale, ha perso molto della sua "istintività" diventando un sempre più difficile mestiere da apprendere per il quale molte coppie si sentono inadeguate.
Le generazioni precedenti con prole numerosa erano protette da situazioni di cura e dedizione di tipo patriarcale, con supporti parentali e di vicinato, mentre oggi l'aiuto è per lo più cercato in collaboratrici familiari, baby-sitter.

Nella nostra scuola i genitori possono trovare appoggio nel loro compito educativo nei colloqui con gli insegnanti di classe e partecipare ad incontri su tematiche da loro sentite più urgenti.
Oltre agli appuntamenti individuali periodici con il Medico Scolastico, si organizzano regolarmente anche delle conferenze con la partecipazione di esperti della Medicina Antroposofica sulla prevenzione e la cura della salute dei bambini.

ALCUNE DOMANDE...

...con le quali arrivano i genitori che si stanno avvicinando alla Scuola Janua:

  • Non è un ambiente troppo ovattato, non è un male mantenere il bambino in un mondo di fantasia?
  • Non si troverà poi a disagio nella vita "reale"?
  • Non dovrebbe imparare anche a competere, a farsi valere?
  • Non dovrebbe imparare a leggere e scrivere già nell'ultimo anno della materna?
  • Perché gli orari sono più brevi e non avete un dopo-scuola?
  • Perché a 6 anni potrebbe non essere accolto nella prima elementare? Non è illegale lasciarlo alla materna?
  • E' parificata questa scuola?
  • I bambini ce la fanno a superare gli esami da privatisti?
  • Quanto saranno preparati all'inserimento nelle superiori?
  • Perché non deve guardare la tv, giocare con la play-station, il computer?
  • Perché le classi sono piccole?
  • Quanto costa la scuola? Perché?

 

ALCUNE DOMANDE...

....con le quali sono partiti maestri, medici e genitori che hanno fondato la Scuola Janua:

  • Come mantenere vivo nel bambino la sua fantasia, il suo approccio alla natura, alla conoscenza dei fenomeni scientifici, storici ed artistici?
  • Come aiutare lo sviluppo delle poliedriche facoltà umane evitando precoci condizionamenti di pensiero?
  • Come sviluppare in lui, senza sterili e precoci pre-giudizi, le sue facoltà morali?
  • Come parlare a tutto il bambino e non solo alla sua mente, cercando di intravedere in lui l'uomo futuro, senza "vestirlo di abiti già smessi"?
  • Cosa ci chiede il bambino?
  • Come mettersi al suo fianco anziché tra lui e il mondo?
  • Come rispettare i suoi tempi individuali?
  • Come affrontare le sue paure?
  • Come accogliere tutti i bambini, anche quelli dove la famiglia ha difficoltà a sostenere i costi della scuola?



E' arrivato quindi il momento di ricreare e riscoprire nel genitore e negli educatori che collaborano con la famiglia "L'ARTE EDUCATIVA", partendo dalle reali necessità del bambino, dalla conoscenza dei suoi ritmi di maturazione e crescita e non dalle esigenze di una società che alla stessa infanzia impone i suoi tempi e i suoi bisogni.

E ALLORA LA DOMANDA: QUALE EDUCAZIONE?

"La cosa più grande che si può preparare nell'uomo in divenire, nel bambino, è che egli, nel momento giusto della sua vita, arrivi all'esperienza della libertà, mediante le comprensione di se stesso."
Rudolf Steiner

La mentalità oggi comune pensa che l'essere umano debba essere educato a servire l'esistente, ma ogni bambino in realtà è portatore di novità, ha un suo temperamento, un suo carattere e una sua individualità che si "affaccia" già dalla prima infanzia. Egli dovrà realizzare un percorso di vita totalmente unico, e perciò è necessario che la scuola e la famiglia si pongano l'obiettivo di non specializzare troppo prematuramente così da prevenire il visibile fenomeno della demotivazione allo studio frequente nelle scuole che privilegiano un istruzione intellettuale, e sottovalutano la sfera emotiva e l'educazione della volontà.

"I giovani portano impulsi evolutivi nuovi, vita nuova, sangue nuovo, mete ed ideali nuovi per tutto l'organismo sociale. Riconoscere questo dinamismo inarrestabile e riporre fiducia nelle forze che creano, portano a maturazione e poi fanno decadere intere civiltà perché ne possano sorgere delle nuove, è nell'economia proprio l'elemento più vitale, è la molla di tutto ciò che è produttivo e innovativo in campo economico. E' infatti la fiducia nei talenti e nelle capacità innovatrici che fa progredire l'economia."
Pietro Archiati

L'insegnamento è da noi inteso come arte sociale che rimanda alle facoltà creative del maestro, il quale lavora ad allargare sempre più gli interessi e le conoscenze dei bambini.
E' importante osservare come questi ultimi entrino in relazione con quanto li circonda; è importante tener presente le loro domande e riuscire a rispondere con immagini che risvegliano la fantasia.

Sviluppare il fare creativo, l'inventiva, la gioia della scoperta, e rispetto al pensare, muovere all'insegnamento caratterizzando più che definendo i diversi argomenti di studio, può gettare luce sulla metodica di insegnamento che vogliamo promuovere nella nostra scuola.

Prima di addentrarci in alcuni aspetti caratteristici che richiedono un ampliamento, vogliamo spendere due parole sulla valutazione didattica.
E' questo un tema attuale che ha visto impegnati negli ultimi tempi gli insegnanti ad apprendere gli strumenti necessari a compilare le schede di valutazione di ispirazione cognitivistica.
Nelle scuole Waldorf la cosiddetta pagella è spesso una storia, una poesia, un'immagine che il maestro crea per ciascun alunno. Il bambino, poi ragazzo, legge tale immagine, senza sentirsi giudicato e comprende il messaggio del maestro ad un livello ben più profondo. Egli è mobile in continua trasformazione e va accolto come è, nella fiducia che ciò che oggi sembra impossibile, domani avverrà. Giudizi che fermano una situazione in continua evoluzione, possono rallentare o addirittura ostacolare proprio quella metamorfosi necessaria ed in atto.
Il maestro rimane costantemente all'erta rispetto ai processi di apprendimento dei suoi alunni, ne parla con i genitori, lancia messaggi diretti ed indiretti al bambino, ma ci sembra assurdo dover sottolineare analiticamente, funzione per funzione, settimana per settimana, un movimento che va intuito più che spiegato, osservato più che definito.

PRIMO SETTENIO: GIARDINO D'INFANZIA

Nei suoi primi sette anni il bambino vive in modo indistinto e globale le sue facoltà di volere, sentire e pensare.
Compito dell'educazione è facilitare l'emancipazione di dette forze rispettando e assecondando le fasi di accrescimento organico e di sviluppo psichico.

La vivente e ricchissima intelligenza del bambino piccolo va protetta nella sua facoltà di creare continuamente, a partire da semplice materiale naturale, giochi e storie in cui tutto è vivente, più ampio e mobile di quanto noi adulti riusciamo ad immaginare. Facendo esperienza, il bambino impara attraverso i sensi.

Orientare precocemente l'intelligenza del bambino verso una comprensione intellettuale e astratta significa indebolire le forze di accrescimento che in questo periodo, come non più, sono concentrate allo sviluppo della funzionalità organica.

Il bambino impara essenzialmente attraverso l'imitazione ad appropriarsi del suo corpo, e con il gioco viene in contatto con l'ambiente che lo circonda, da qui l'enorme responsabilità dell'educatore che sa cosa portare incontro al bambino che non ha filtri che lo proteggano.
Egli sperimenta con la massima sensitività tutto ciò che avviene nel suo ambiente e costruisce la sua corporeità a partire da dette impressioni esponendosi con fiducia ai gesti, sentimenti e pensieri che gli educatori gli porgono.

L'aspetto ludico va rinforzato, in alcuni casi riconquistato, stimolando il gioco creativo.
I giocattoli usati sono molto semplici, spesso non completamente definiti affinché le forze di fantasia del bambino possano attivamente impegnarsi a far vivere l'oggetto a seconda del suo desiderio, del suo gioco.
Sono giocattoli costruiti spesso dalle maestre o dai genitori, a volte dai bambini stessi, con materiali naturali che permettano all'organismo sensorio in formazione di sperimentare una vasta gamma di percezioni.

Attraverso un'attenzione privilegiata al ritmo della giornata e ai gesti sensati legati al lavoro umano che l'educatore compie accanto e con il bambino, attraverso il racconto di fiabe che appartengono alla tradizione dei popoli, vogliamo assecondare la natura volitiva che si esprime tantissimo nel movimento e la peculiarità del pensiero immaginativo che caratterizzano l'essere umano in questo primo settennio.

Tanto più il bambino sarà stato libero di esprimersi creativamente nel gioco, tanto più da adulto saprà indirizzare la sua volontà e il suo spirito d'iniziativa.

Il regno dell'infanzia richiede perciò cura, rispetto e venerazione.
è il regno della fantasia creatrice che va nutrita e custodita.
Ecco quindi riassunte alcune delle qualità presenti nelle nostre scuole materne:

  •  L'attento alternarsi di momenti di concentrazione e di espansione, sotto la cura vigile di insegnanti specializzati.
  • La cura e la ripetitività di gesti per l'acquisizione di sane abitudini. 
  • Il calore della voce umana nel racconto di fiabe archetipiche. 
  • L'attività sensata con il bambino e intorno a lui (fare il pane, i biscotti, tessere, levigare, costruire, seminare, innaffiare)...
  • La cura delle tonalità dei suoni con strumenti acustici, nel rispetto dello sviluppo sensoriale del bambino. 
  • La cura dell'ambiente e del materiale, con colori e odori mai invasivi, così da permettere la percezione delle più varie sfumature. 
  • Il gioco libero che consente l'espressione di ogni individualità, il manifestarsi della fantasia creatrice di ogni bambino, attraverso l'utilizzo di giocattoli semplici e poco strutturati.
  • Il canto che accompagna ogni passaggio tra un momento e l'altro della giornata. 
  • Il gioco ritmico e l'euritmia.



Iniziato il cambio dei denti, si inaugura per il bambino un nuovo periodo nel quale egli é pronto ad apprendere in modo diverso. I giochi diventano più concreti, le domande più complicate, lo sguardo verso il mondo più vigile: si è in pratica raggiunta la maturità scolare alla quale, nelle nostre scuole, si da molta importanza.

Ma esattamente cosa intendiamo per...

MATURITA' SCOLARE?

Ogni bambino va considerato individualmente.
I bambini fra i sei e i sette anni vengono osservati dal medico e dagli insegnanti per la valutazione di questa maturità che non è legata esclusivamente alla data di nascita di un bambino.

Alcuni parametri oggettivi :

  • le proporzioni corporee
  • l'inizio della seconda dentizione
  • la capacità di ascolto
  • la destrezza motoria
  • l'abilità espressiva verbale
  • il disegno


Ciò che comunque è a fondamento del criterio pedagogico di inserire gli alunni nel settimo anno di età alla scuola elementare, è il rispetto delle leggi evolutive di sviluppo dell'essere umano.

Le recenti ricerche mediche sul sistema immunitario, ad esempio, confermano come questo si sviluppi nel periodo embrionale e nel primo settennio di vita del bambino.
Anche il sistema nervoso termina in questa epoca il suo processo di mielinizzazione.

Ci troviamo di fronte ad una fase delicata e fondamentale dello sviluppo infantile, interventi che sovraccaricano il sistema immunitario e quello nervoso possono comportare indebolimenti che sarà difficile compensare negli anni successivi.

Secondo Rudolf Steiner le forze di crescita impegnate nella formazione degli organi dopo il primo settenio, in parte si emancipano per divenire forze di pensiero.
Tale trasformazione delle forze organiche di crescita in forze di apprendimento, nelle sue funzioni di ricordare, riconoscere e distinguere, è una delle conoscenze fondamentali dell'antropologia che è alla base del metodo pedagogico steineriano.

SECONDO SETTENIO - LA SCUOLA - LA DIDATTICA

In questa fase il rapporto che il bambino instaura con la realtà è essenzialmente affidato al sentimento: egli si appassiona a tutto ciò che vede, scopre, incontra.
Lì dove si fa appello al suo sentire l'apprendimento è naturale e facile, il suo sguardo è più simile allo sguardo dell'artista sensibile a tutto ciò che di bello si manifesta intorno a lui.
"Nel secondo settennio è giusto per il bambino quello che è pieno di sentimento, che agisce in lui attraverso l'immagine e la similitudine" R. Steiner
Il suo pensiero non è ancora un pensiero analitico e critico perché l'osservazione del mondo è globale e unitaria.
A questa età il bambino chiede di affidarsi ad adulti con i quali instaurare una relazione affettiva salda su cui poter sempre contare e per i quali si è disposti a migliorarsi.

Per tutti gli otto anni del ciclo - che non prevede cesura tra elementare e media inferiore - c'è la figura di un unico maestro di classe coadiuvato dai maestri di materia (lingue, attività manuali, euritmia, musica).
La presenza centrale di questo maestro che accompagna il bambino fino al suo ingresso nella pubertà, cioè dai 7 ai 14 anni, diviene vero punto di riferimento per la maturazione dell'Io del bambino-ragazzo.
In effetti, quando il bisogno di sentirsi appoggiati ad un maestro non è stato soddisfatto nella prima infanzia, accade talvolta, soprattutto nell'adolescenza, che i ragazzi vadano a cercare surrogati dell'autorità che è loro mancata.
Il maestro segue un piano di studi molto generale che viene vivificato dall'incontro quotidiano con i suoi alunni, in continua interazione con ciò che avviene nel mondo.

Le lezioni che si svolgono nella PRIMA classe seguono un programma che si rivolge ancora alle capacità d'imitazione del bambino, e che si esplica attraverso il gioco.
Il mondo delle fiabe rappresenta una fonte inesauribile per l'elaborazione delle prime capacità scolastiche.
A ciò si aggiunge la rappresentazione con la pittura di temi specifici, brevi racconti portati dal maestro, piccoli giochi in relazione alle festività dell'anno.
Il disegno di forme, in cui si insegnano e si migliorano le capacita di disegnare e sentire le forme, precede la scrittura. Soltanto quando le forme ed i suoni della lingua saranno realmente sentiti presenti, si potrà cominciare a sviluppare dal disegno, la scrittura.
Dalla retta e dalla curva, archetipi delle forme, si muoverà nel bambino la facoltà di scrivere. L'insegnante presenterà prima lo stampatello maiuscolo.
Le lettere dell'alfabeto verranno introdotte dal maestro singolarmente, all'inizio in forma di disegno del personaggio di una breve storia, per stilizzarsi via via fino a divenire il simbolo convenzionale.
Il processo che porta dal disegno alla scrittura della lettera, è anche il processo che porta dal concreto all'astratto e che introduce quindi l'insegnamento della lettura.

In SECONDA classe si impara a scrivere anche in minuscolo e vengono composte le prime frasi, si leggono i primi testi.
Tutto ciò viene insegnato sempre tenendo presenti le capacità del bambino in questa fase della sua vita, e si accompagna ad una serie di attività tecniche che bilanciano l'attività intellettuale.
Il mondo delle fiabe lascia gradualmente il posto alle favole, nelle quali si cominciano a presentare gli animali e le loro parzialità, e le storie dell'Antico Testamento e di leggende antiche i cui personaggi hanno personalità tali da essere assunte come modello.
Vengono introdotti i mestieri dell'uomo, facendo esperienza di alcuni di essi.
Il mondo dei numeri è presentato con molta cautela e strettamente connesso alle attività ritmiche della lezione, quali il canto, il suonare il flauto, l'euritmia e il lavoro manuale (lavori a maglia, lavori all'uncinetto e lavori di ricamo).

Sin dalla prima classe vengono insegnate due lingue straniere, inizialmente sotto forma di gioco e solo in seguito, dopo una lunga fase di ascolto della lingua e di esperienza dell'atmosfera culturale di vita degli altri popoli, vengono introdotte la scrittura, la lettura e la grammatica delle lingue insegnate.

A nove anni la fase "sognante" delle fiabe si chiude e subentra la prima riflessione sul mondo. Il bambino comincia a vedere il mondo con altri occhi; anche nei suoi disegni si osservano dei cambiamenti improvvisi.
L'affrontare questo passaggio dell'evoluzione nel modo giusto, avrà grande peso nella vita del bambino.
Una prima esperienza della "coscienza di sé" può venire accompagnata dalla narrazione del Vangelo, che introduce la storia dell'uomo "moderno", e da racconti e leggende della mitologia che contengono immagini forti, adatte alla nuova conquista del mondo.
La TERZA classe e poi la QUARTA classe introduce le varie materie che aprono, se così si può dire, una finestra più netta sulla realtà.
E' opportuno per esempio nella terza dedicare ora un "epoca" alla vita e alla realtà del contadino, e al tempo stesso provare ad usare gli attrezzi per edificare piccoli manufatti edili.
Si comincia a parlare di scienze naturali: si presentano immagini dell'equilibrio e della versatilità dell'uomo in contrapposizione all'animale, così da soddisfare la sete di conoscenza che crescerà di pari passo con l'età e la maturità dei bambini.

Anche se d'ora in poi le materie saranno diverse e in numero crescente, il maestro si orienterà nello svolgimento del programma con la cadenza ritmica della giornata e del ciclo scolastico, prevedendo epoche di uno stesso insegnamento della durata di tre o quattro settimane. Con questo metodo continuo di trattare un certo argomento, senza spezzettature, è possibile arrivare ad una notevole intensità di percezione che potrà permettere di lasciar "dormire" quanto trattato. Quando dopo alcuni mesi verrà ripresa quella materia, si potrà constatare meravigliati che i bambini la affrontano con nuove capacità.
La pausa tra due periodi dedicati alla stessa materia ha lo stesso significato che ha la notte fra due giorni di scuola.
Per far sì che dalle nozioni nascano delle facoltà, il ricordare ciò che è sommerso ha l'importanza di un risveglio dal sonno.
E' sempre sorprendente constatare come proprio quello che era stato appreso con entusiasmo e che aveva assunto i contorni di un grande quadro, nel ripasso si ripresenti con un livello di maturità superiore, come una facoltà che nel frattempo si è accresciuta. Così anche quello che non era stato del tutto capito, per esempio in matematica, può ad un tratto apparire semplice ed evidente.

Essendo i bambini al mattino più portati alle attività che richiedono un impegno mentale, la lezione si aprirà con quelle materie per le quali è richiesto di sapere, di capire, di pensare e di farsi delle rappresentazioni, previa una introduzione ritmica alla lezione.
Seguono le materie che hanno bisogno di cadenza ritmica, come le lingue straniere, l'euritmia e la ginnastica, la musica e la religione; nella tarda mattinata o nel pomeriggio verranno svolti il lavoro manuale, l'artigianato, il giardinaggio, le esercitazioni pratiche, e gli esperimenti di scienze naturali (dalla sesta all'ottava classe).
In questo modo si tenta di imprimere alla giornata scolastica un ritmo naturale e non imposto dalle esigenze o dalle opportunità del maestro.
Sempre nella terza classe viene introdotta la scrittura musicale, e si coltivano come già detto, le materie attinenti all'osservazione della natura e del proprio ambiente (primi rudimenti di geografia legati al posto in cui si vive, nozioni di biologia e zoologia).

Dalla QUINTA classe, anche fuori dalle lezioni principali, l'orizzonte spazia e si cominciano ad inserire attività plastiche come il modellaggio con la creta e la scultura con l'intaglio del legno.
In quinta classe si ha l'impressione che i bambini siano in una fase particolarmente felice.

Già in SESTA classe e ancora di più nella SETTIMA classe comincia a nascere un certo malcontento e una certa irascibilità, preludio alla pubertà. Nella sesta il maestro risponde a questo atteggiamento critico con i primi rudimenti di fisica che impegnano proprio le forze nascenti del pensiero, e facendogli vivere l'ulteriore passaggio dai grandi miti alla storia.

E' importante ora per gli anni che seguono, conoscere bene i bambini perché a volte si trasformano così in fretta che si fatica a seguirli.
A dodici anni con la prepubertà si affaccia un periodo molto importante nello sviluppo dei ragazzi che gradualmente cominciano a caratterizzarsi tra maschi e femmine.
Accanto alla fisica viene introdotta la chimica, dove i ragazzi trovano nelle trasformazioni della materia, l'analogia con la loro vita psichica che ribolle e si trasforma.
Il maestro, prima autorità amata, viene ora messo alla prova. Tale forma di distacco va vista come un processo positivo. Grande rilevanza hanno tutte le attività che coinvolgono i ragazzi di entrambi i sessi per farli lavorare insieme (lezioni di ginnastica per favorirne anche lo sviluppo fisico, gite di classe ecc...).

Nell'OTTAVA classe i periodi d'insegnamento vengono conclusi con delle "grandi imprese".
Ciascun ragazzo si occuperà nell'arco dell'anno scolastico di un tema specifico, ne scriverà una relazione e alla fine la esporrà alla classe in forma di breve conferenza.
Tutta la classe si cimenterà in una rappresentazione teatrale impegnativa.
E infine, a coronamento del lavoro svolto insieme per otto anni, la classe farà un viaggio all'estero accompagnata dal maestro.

Nelle scuole che seguono la pedagogia steineriana dalla 1° alla 8° classe si fa un uso estremamente limitato di libri di testo.
Il racconto vivace dell'insegnante, il dialogo continuo, e la stretta interazione tra i ragazzi che vivono l'organismo di classe sono la base dello svolgimento di tutti gli insegnamenti. Gli allievi costruiscono, giorno per giorno, il proprio quaderno, che curato e personalizzato, diventa il vero libro di testo su cui studiare.

TERZO SETTENIO - LA SCUOLA SUPERIORE

Nel periodo della pubertà infine il ragazzo va a sviluppare le sue forze di giudizio mentre è alle prese con le forze del sentire che irrompono nella sua interiorità e necessitano pian piano di essere da lui riconosciute: e' tempo di ideali e perciò anche di critiche spietate al mondo degli adulti che dovranno passare al vaglio della sua stima in base alle competenze e alle specializzazioni dimostrate.

Estrema importanza è allora una educazione che si fondi sulla fiducia che ogni essere umano, secondo le sue capacità, può trovare la sua giusta collocazione sentendo e comprendendo la sua utilità per gli altri, un'educazione che sappia accompagnare le domande esistenziali degli adolescenti e fornisca loro la più ampia gamma di esperienze lavorative e sociali (stage presso industrie e fabbriche, volontariato presso centri per disabili o ospedali).

Alle superiori viene meno la figura del maestro unico ed emerge il criterio della specializzazione, per cui vengono svolte materie differenti da insegnanti diversi.


A Roma attualmente si sta lavorando ad un progetto che preveda l'istituzione di una scuola superiore che si ispira ai principi pedagogici di Rudolf Steiner.

LE ARTI NELLA SCUOLA

"L'arte è una rivelazione delle leggi segrete della natura. Senza l'attività artistica esse non potrebbero mai giungere alla nostra coscienza."
Goethe

L'EURITMIA

L'euritmia è un'arte del movimento che svolge un ruolo fondamentale nella pedagogia Waldorf, sia nell'ambito della formazione degli insegnanti che per gli allievi durante tutto il ciclo scolastico.
E' un'esperienza artistica in cui, attraverso la gestualità, vengono manifestate in modo visibile le leggi archetipiche del suono e del linguaggio e la connessione esistente fra queste leggi e lo spazio interiore ed esteriore dell'uomo.

Non si tratta di ginnastica né di danza: si fa uso del corpo ma l'attività non è volta soltanto a potenziarne l'elemento esclusivamente fisico e muscolare ed il movimento non si sovrappone ad una musica o ad un testo con criteri solo estetici ed interpretativi; il gesto euritmico esprime in modo non arbitrario ciò che lo anima dall'interno, ovvero la corrente originaria del suono con il suo potenziale formatore e trasformatore che permette alla laringe umana di articolare diversamente vocali e consonanti e quindi di modellare il linguaggio.

Il linguaggio parlato e musicale viene reso visibile attraverso il movimento del corpo: ciò che normalmente è sperimentato solo dalla laringe e dall'orecchio, può così risuonare nell'uomo intero.

Questo legame originario tra suono e gesto esiste in modo spontaneo nel bambino piccolo: basta osservare come tutto il suo essere sia proteso e vibrante mentre in lui si attiva una facoltà di percezione, quando sperimenta un suono ad esempio; ma questa plasticità viene meno durante la crescita, sia fisiologicamente, sia perché in quest'epoca gli organi di percezione vengono costantemente invasi da stimoli e sollecitazioni ed intossicati in modo così preponderante da creare in noi profondissime disarmonie e da impedire qualsiasi capacità d'ascolto rispetto al nostro stesso essere e al mondo circostante.

Il lavoro euritmico risveglia ed affina proprio questa capacità di ascolto, oggi così compromessa, che dovrebbe trovarsi alla base di ogni autentico impulso sociale e la trasforma in coscienza del corpo e delle correnti vitali che muovendolo si connettono intimamente alla struttura del linguaggio e della comunicazione: ogni suono viene sperimentato nella sua qualità intrinseca, che è identica in tutte le lingue.

Si può così riconoscere il carattere fluido e canoro che accomuna vocali e note musicali, la facoltà strutturante e plasmatrice presente in consonanti ed intervalli, e più ancora esprimere nello spazio individuale e collettivo i ritmi e le leggi geometriche che vivono nel loro incontro.

La mobilità interiore risvegliata dall'euritmia rinforza la vita animica, permettendo alle forze di pensiero di trasformarsi in impulsi volitivi sulla base di un sentire sano ed equilibrato.

Appare chiaro come un insegnante possa essere aiutato nel suo lavoro dall'aver sperimentato euritmicamente la corrispondenza di gesto e parola: un maestro in una materna che abbia lavorato una fiaba in euritmia prima di narrarla, saprà esattamente come evocare nei bambini le grandi immagini presenti in essa; così nelle classi più avanzate l'insegnante che faccia pratica di euritmia potrà più facilmente permettere ai suoi allievi di accogliere i contenuti didattici in modo non solo astratto ed intellettuale, ma facendone veramente esperienza.

L'euritmia è presente come materia d'insegnamento fin dai primi anni della materna, durante i quali si lavora essenzialmente facendo sperimentare la gioia del movimento come tale: il bambino in questa fase può scoprire in sé ed insieme nel mondo naturale l'attività delle proprie membra e diventare partecipe di storie create da lui stesso con semplici gesti.
Più tardi l'esperienza della metrica e dei vari ritmi del linguaggio attraverso il passo ed il movimento delle braccia agevolerà l'approccio alla musica, alle lingue ed alle materie letterarie e la costruzione di forme d'insieme nello spazio permetterà una comprensione migliore delle leggi geometriche e matematiche.
I ragazzi più grandi potranno realizzare euritmicamente composizioni poetiche e musicali in senso autenticamente artistico, poiché in euritmia la bellezza del movimento non è da ricercarsi nell'esteriorità ma nell'adesione all'essenza stessa del testo che ci si propone di lavorare, ed i gesti sono tanto più belli quanto più corrispondono al vero.

LA PITTURA

L'esperienza che maggiormente fa vivere il bambino nel mondo creativo del colore è dipingere con l'acquarello.
I colori, diluiti nell'acqua, si espandono sul foglio, precedentemente inumidito, unendosi tra loro, facendo emergere immagini inaspettate.
Le atmosfere di colore che vedono coinvolto il bambino già nella scuola materna vengono riprese e di nuovo fatte vibrare attraverso accostamenti cromatici sempre diversi.
Il fluttuante mondo del colore permette al bambino di vivere, nella luminosità e nella meraviglia, stati d'animo molteplici.
La scoperta del confine tra colore e forma si sviluppa per divenire completamento e ampliamento per le altre materie di studio come la zoologia, la botanica, la geografia, la mineralogia, dove particolarmente indicata è la tecnica delle velature.

LA SCULTURA

L'abilità nelle mani non è propria solo delle mani: è attenzione, memoria, lungimiranza, forza d'invenzione e di partecipazione, capacità selettiva ed organizzativa; è impulso di pensiero che entra fin nella volontà.
Il modo in cui si porta incontro a bambini e ragazzi tutto ciò che è legato al "fare" e all' "agire" influenzerà per sempre la loro capacità di risolvere problemi e difficoltà da adulti.

I bambini alle elementari lavorano inizialmente con la cera, poi con la creta e infine con il legno.

IL LAVORO MANUALE

L'educazione alla manualità deve occupare un posto di grande rilievo nella scuola: pari a quello di arti come la pittura, la musica, l'euritmia, il teatro e pari senz'altro a quello di ogni altra materia d'insegnamento.

Senza un'adeguata attenzione al lavoro manuale l'approccio a qualsiasi disciplina scolastica non può che avvenire in modo parziale ed incompleto.
E' la manualità la qualità artistica che permea tutte le altre e che oggi si trova sempre più spesso assente in giovani ed adulti.
E' sempre più frequente nella nostra epoca incontrare individualità che, pur sviluppando talenti e capacità professionali, li esplicano in modo unilaterale e disanimato, distante da quell'elemento di profonda moralità che dovrebbe trovarsi alla base di ogni realizzazione umana.

L'educazione alla manualità (che fa parte della formazione degli insegnanti), viene praticata dal maestro di classe e, dalla prima in poi, anche da un insegnante di materia.
I bambini, maschi e femmine, usano materiali semplici e naturali e iniziano durante la materna con la lavorazione del pane macinandone la farina, con piccoli lavori di tessitura a telaio, con la realizzazione di cordoncini e maglie da dita: è importante sottolineare che tali attività vengono praticate regolarmente, non occasionalmente e come intrattenimento.

Alle elementari cominciano l'intaglio del legno e la costruzione di piccoli giochi ed utensili: realizzano essi stessi i ferri di legno per il lavoro a maglia, bambole di lana e stoffa via via più complesse e nelle classi più avanzate fanno esperienza di taglio, cucito e lavorazione dei metalli.
A ciò si accompagna sempre, anche per i più piccoli, la cura durante l'anno di un pezzo di terra in giardino.

E' difficile, ed è per questo tanto più necessario, in un mondo dominato dall'elemento meccanico che induce ad una relazione soltanto passiva con le cose, diventare coscienti e rispettosi della grande molteplicità di fattori presenti all'interno di ogni attività umana, ma è esattamente ciò che va fatto.
Nelle scuole Waldorf si cerca di coltivare gradatamente la capacità manuale dei ragazzi, facendo in modo che prestino attenzione soprattutto ai processi di realizzazione degli oggetti e questo non solo perché diventino adulti abili, ma perché diventino individui coscienti e padroni del loro agire.

LA MUSICA

La cultura contemporanea considera, in genere, la conoscenza e la pratica delle discipline artistiche come un divertimento di lusso accanto alla vita più seria di tutti i giorni.

Anche alla musica, secondo una visione unilaterale dell'essere umano, viene attribuito un valore complementare, un sovrappiù di cui ci si può privare perché la cosa più importante e necessaria è scrivere, leggere e far di conto.
Per convincersene basta constatare la scarsa considerazione di cui gode l'insegnamento musicale nel ciclo della scuola elementare statale, dove tutto è affidato alla buona volontà ed all'improvvisazione dei maestri.

Oggi si ha solo un rapporto uditivo con i suoni, considerati come pura frequenza, mentre gli elementi melodici, armonici e ritmici della musica non sono altro che la metamorfosi di forze originarie che si sono condensate nell'uomo e che devono essere aiutate a manifestarsi attraverso il concorso equilibrato delle facoltà del pensare, del sentire e del volere.

Nella pedagogia Waldorf, che si fonda su una profonda conoscenza antropologica dell'essere umano, la musica svolge un ruolo educativo molto importante.
Uno dei presupposti conoscitivi principali di questo indirizzo pedagogico è che l'essere umano, durante il suo sviluppo e nel susseguirsi dei vari settenni, ripercorre tutte le fasi evolutive vissute dall'umanità stessa: tale visione dà all'insegnante la possibilità di inquadrare molto meglio il suo insegnamento musicale rapportandolo alle reali necessità che il bambino ha in un certo momento della sua evoluzione, evitando così interventi vaghi e casuali.

L'umanità si è evoluta per mezzo di elementi musicali inizialmente semplici e poi sempre più complessi; l'ordine con cui questi si sono sviluppati nel corso della storia è: melodia, polifonia e armonia.
Dai primordi sino al sec. IX domina l'orizzontalità della melodia che si articola su 2,3,5,7 suoni; dal IX secolo iniziano i primi tentativi di polifonia: 2,3,4 melodie sovrapposte ma senza alcun senso per i rapporti armonici; fino al XVII secolo prevale un'orizzontalità plurima. Dal XVIII secolo in poi, con lo sviluppo del sistema tonale, si forma lentamente la coscienza dell'armonia, della verticalità, del risuonare simultaneo di varie voci.

Anche il bambino seguirebbe questo stesso percorso se non gli fosse impedito dalla corrente cultura musicale e dalla normale prassi scolastica che sembrano conoscere soltanto il sistema tonale.

In realtà entro il primo settennio la vita animica del bambino richiede un'impostazione dell'educazione musicale basata sulla pentafonia; in questo periodo viene curata in modo particolare la formazione della voce e dell'orecchio attraverso il canto e l'uso del flauto pentatonico.
Il canto corale e la pratica strumentale rappresentano attività che sviluppano fortemente la socialità, poiché richiedono di mettersi al servizio dell'insieme per creare un organismo armonico attraverso l'apporto personale di ciascuno ed inoltre svolgono una funzione equilibratrice poiché il canto, che viene da dentro, è espressione dell'interiorità dell'uomo, mentre il suono dello strumento viene da fuori ed è condotto poi nella propria interiorità: si viene a creare così un equilibrio tra dentro e fuori.

L'uso del flauto (di legno e non di plastica per educare sia alla qualità del suono che al senso estetico), rinforza la manualità attraverso l'aprire ed il chiudere alternativamente i fori a seconda delle note, regola il flusso respiratorio in rapporto alle necessità della melodia e pone in attività sia le facoltà intellettuali che quelle emotive e volitive del bambino.

Verso il nono anno inizia l'esperienza legata alla modalità.
Viene introdotta la polifonia sotto forma di canoni prima semplici e poi sempre più complessi eseguiti con la voce ed il flauto tonale che permetterà di allargare l'ambito pentatonico salendo anche all'ottava superiore.
Inizierà inoltre la pratica delle scale modali facendo percepire al bambino le differenti atmosfere ed i vari colori dovuti alla posizione sempre diversa del semitono.
L'esperienza della modalità così varia, ricca e mobile corrisponde alle continue mutazioni esteriori ed interiori di questo periodo evolutivo.

Intorno al dodicesimo anno i ragazzi vengono avviati alla conoscenza della tonalità: musiche tonali del repertorio barocco e classico si rivelano molto adatte per essere praticate con il canto ed il flauto.
In questo periodo è importante anche cominciare a mettere in rilievo il contenuto delle varie musiche: ciò che prima era passato nell'anima del fanciullo sotto forma di immagini ora è necessario porgerlo in forma di pensieri.

Dopo la pubertà si affronta tutto il repertorio romantico fino ad arrivare all'epoca moderna.

L'importanza dell'insegnamento musicale sta nella progressività del suo dispiegarsi in armonia con lo sviluppo del bambino e nel fatto che questo sviluppo viene desunto dal bambino stesso nel suo divenire e non da quanto l'adulto crede sia adatto per lui.

ATTIVITA' ARTISTICHE POMERIDIANE NELLA SCUOLA JANUA

Per i bambini più grandi l'associazione Janua promuove nei locali della scuola delle attività valutate idonee e concordate anche durante il percorso con il Collegio degli Insegnanti della scuola.
Tra queste:

  • laboratorio gioco- violino
  • lezioni di pianoforte
  • laboratorio di musica e favola
  • attività di pittura ad acquarello
  • canto pentatonico

 

MOVIMENTO PEDAGOGICO STEINERIANO: IERI, OGGI, DOMANI

La prima scuola fondata da R. Steiner nel 1919 a Stoccarda, prese il nome di "Scuola Waldorf" perché destinata originariamente ai figli degli operai della fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria il cui proprietario Emil Molt seppe riconoscere il valore della pedagogia basata sulla Scienza dello Spirito.

Da quella prima scuola che completò il ciclo fino all'esame di maturità, e da quei nuovi insegnanti, scelti e preparati a fondo dallo stesso R. Steiner, partì il movimento che ora si è diffuso in tutto il mondo.

L'impulso sociale che portò alla fondazione della prima scuola steineriana, muove ancor oggi i genitori a fondare e sostenere scuole Waldorf in tutto il mondo; oggi oltre 1000 in tutti i continenti: dall'Islanda al Sud Africa, dal Giappone ad Israele, dal Kenya al Canada, dall'Egitto al Perù, dagli Stati Uniti alla Russia, dall'India al Brasile, dal Messico all'Australia. In alcuni paesi le famiglie prenotano con anni di anticipo l'ingresso dei figli alla scuola steineriana poiché la domanda supera l'offerta.

Tale insegnamento è il primo sistema scolastico non confessionale in ordine di importanza, nell'ambito dell'insegnamento privato mondiale.
Questa diffusione mondiale testimonia la validità di un metodo basato sulle leggi evolutive dell'essere umano, che sono universali a prescindere dai differenti contesti etnici, socioculturali.

Le nostre scuole non sono elitarie, ma libere, laiche e aperte: si rivolgono a bambini di ogni ceto sociale, razza, religione, indipendentemente dall'estrazione ideologica o sociale dei genitori.
Non hanno fini di lucro: i genitori, riuniti in associazioni, sostengono e condividono le spese della gestione economica della scuola secondo criteri di solidarietà.

I genitori lavorano insieme nei laboratori artigianali per la realizzazione di giocattoli di legno, di lana o stoffa.
Si incontrano anche per momenti artistici: coro, seminari di pittura ed euritmia, teatro, e organizzano feste legate alle stagioni che rappresentano vere e proprie occasioni di scambio e confronto tra famiglie.
Queste attività, oltre l'aspetto sociale, rivestono anche un importante ruolo nella vita economica della scuola. Rappresentano infatti un prezioso contributo che va a sostenere i bambini nel loro percorso di studi, sotto forma di sostegno economico alle famiglie.

In Italia esiste una Federazione Nazionale delle Scuole Steineriane con sede a Roma, che comprende oltre 40 scuole.

A Roma sono presenti 5 scuole materne e due scuole dell'obbligo (elementare e media inferiore) "Il Giardino dei Cedri" - zona Roma Nord e la nostra Scuola Janua - zona Roma Sud e, come precedentemente accennato, si lavora per la realizzazione di un liceo.