Fare teatro a scuola, perchè? - Manuela de Angelis

Il mercante di Venezia

 

Quale è il valore di questa attività?

Come viene scelto il testo?

A cosa guarda il maestro mentre cerca e si interroga per individuare il testo per quegli alunni?

Tanti possono essere i progetti per ragazzi al bivio con l'adolescenza, perchè proprio l'impresa di mettere su uno spettacolo teatrale ?

Non è ambizioso cercare di portare in scena lo spettacolo di una classe di studenti di ottava, fuori delle protette mura scolastiche, in teatri veri?

Perchè non rendere l'attività teatrale una attività opzionale, inserita nelle proposte pomeridiane, consentendo che vi partecipino solo coloro che sono  interessati?

Quali abilità sviluppa?

Quale opportunità formativa crea per la crescita di ciascun allievo, al di là della capacità di  recitazione?

Come è stato preparato questo momento?

Che peso dà l'insegnante a questo progetto?

Come vivono gli alunni che non sono interessati il fatto di trovarsi dentro ad un processo che li vede comunque coinvolti e li impegna per un lungo periodo?

Quali cambiamenti è  possibile registrare durante il percorso di preparazione di una recita?

Quali sono le fasi di lavoro per la realizzazione?

 

Provo a dare una breve immagine in cui aiutarvi a rintracciare le  linee di pensiero che radicano questa scelta pedagogica.

 

Maestra: "Cari ragazzi oggi vorrei parlarvi di un testo teatrale, fra i più amati e rappresentati in Italia, che ci colloca nel pieno Rinascimento, lì dove ci siamo fermati lo scorso anno con la Storia ..."

 

I ragazzi ascoltano attenti, hanno imparato fin da piccoli il valore del racconto orale e lo attendono con interesse, qualcuno privilegia leggere le storie che ascoltarle, ma questo il maestro lo sa, ognuno ha un canale privilegiato. Ciò nonostante non è meno importante lo sforzo di chi fatica per ascoltare.

 

Come ascoltano oggi i ragazzi e come possiamo essere ascoltati da loro, come adulti?

 

L'arte del narrare e di ottenere l'attenzione è veramente un'arte, può essere una capacità che si rivela fin dalla prima infanzia come dote in grado di far fluire immagini e di entrare in empatia con chi ascolta, ma può essere un'arte che si acquisice con un arduo lavoro. Raccontare a due, sottovoce, in gruppo, a tutta la classe, sono tanti passaggi di un apprendimento che è quotidiano e naturale sforzo che può divenire, come nel progetto teatro dell'ottava classe, raccontare insieme all'altro, ai propri compagni, per 100 e più persone per lo più estranee. Che balzo! Che c opportunità di crescita!

 

Ecco, insegnando attraverso il teatro, i ragazzi si imbattono nella loro arte di narrare, nella loro capacità di ascoltare e di essere ascoltati, nel loro essere comprensibili e al tempo capaci di portare l'attenzione di chi ascolta sul contenuto della propria narrazione. Quale altro strumento è più efficace di questo?!

 

Maestra: "Che ne di te, vi piace la storia? Vi convince?"

"Ma non ci sono battaglie!"

"... io preferivo un giallo".

"... si a me piace..."

"Avevi detto che avremmo realizzato un musical"

"Si e chi canta?!"

Maestra: "Va bene ragazzi, questa è la mia proposta, se ne avete altre, fatemelo sapere al più presto. Intanto cominciamo a leggere e a penetrare un testo che porta con sè un linguaggio più complesso del linguaggio di oggi e al suo interno è ricco e carico di metafore. La prima volta lo leggerò io, mettendoci il mio colore, poi comincerete voi, un pò di battute ciascuno  alternandovi".

 

Come prendere insieme una decisione, scegliere, trovare il criterio? Come darsi un tempo per arrivare alla decisione e poi alla realizzazione dell'impresa?

Avere a cuore ciascuno con le diverse esigenze, necessità e proposte.

Si, essere in classe e non in un gruppo scelto, e motivato a fare il teatro, impone un nuovo esercizio. Tutto può fermarsi per una controvolontà, i ragazzi lo sperimentano, sentono e vivono la tensione di una scelta che va presa insieme e comprendono lentamente, ma profondamente, l'arte sociale del prendere una decisione tenedo conto del tutto.

 

Maestra: "Sappiate che ciò che conta è che voi facciate l'esperienza di conoscere un testo di letteratura teatrale nella versione integrale, ampia e complessa e che sperimentiate cosa significhi mettere in scena lo spettacolo, poi se ci riusciremo o meno a portarlo all'esterno, è per la maestra già meno importante".

"... il processo, si, abbiamo capito, ma che fatichiamo a fare se poi non riusciamo a realizzarlo?"

"Tu hai sempre detto che un'azione va portata fino in fondo!"

Maestra: "Per quanto mi riguarda, io so che ce la farete, anche se l'impresa è ardua".

 

Come aiutare chi vuole essere trascinato e non collabora?

Ecco, per chi "tira" inizia il supersforzo, lavora anche per l'altro. La volontà non può essere agita dall'esterno. La volontà si muove se intorno a me vibra il "sentire", riscaldato dalle idee.

Nel teatro, "facendo", si comprende che la vera azione drammatica nasce sempre dal di dentro dei personaggi.

L'azione esterna distrae, diverte, ma ciò che cattura l'attenzione e contagia lo spettatore è l'azione interna dell'attore.

I ragazzi provano con la caricatura e lo scherzo, con il paradosso e comincia a sbloccarsi qualcosa nel più reticente. La maestra armonizza, scuote, stimola, interessa, propone, ma tutto è realizzato dai ragazzi.

Il testo va conosciuto, compreso, compenetrato di domande. Si colgono le idee fondamentali alla base del soggetto. Quale idea porta Shakspeare sulla  giustizia, sull'amore, sulla musica?.

Vengono caratterizzate le polarità dei personaggi. I ragazzi cominciano a fare temi, riferiscono il contenuto, lavorano alla semplificazione dei dialoghi.

Si alterna la lettura con l'immaginazione dei luoghi dove si svolge il racconto, dei vestiti, degli ambienti; si realizzano disegni, poesie e dialoghi immaginari che completano il testo creando  situazioni che non ci sono.

Ora le parti vengono assegnate, ma ci sarà necessità di avere più ruoli. Le ragazze cercano di darsi un equilibrio e scelgono il criterio di una giustizia distributiva.

 

"Non è giusto che essendoci solo tre parti femminili qualcuna di noi debba fare solo la parte maschile, perciò, maestra, abbiamo deciso di imparare più ruoli e di alternarci nelle tre rappresentazioni!"

 

Avremo 3 Porzie, 3 Nerisse, 3 Gessiche, due Gobbi, tre Tubal, 2 servi.

 

Come non far trapelare alle ragazze che l'impresa si triplica e che imparare a memoria è solo la prima fase, poi c'è l'appropiarsi dello spazio in relazione agli altri sulla scena e lo sforzo per ciascuno di loro sarà maggiore visto che le parti saranno ogni volta provate da persone diverse?

Dar fiducia a queste sfide che appaiono mosse dall'inconscienza può sembrare folle, ma a mio avviso è proprio ciò che è arduo e tenuto nel tempo, che rafforzerà in profondità ognuno di loro.

 

Maestra: "Durante le vacanze di Natale la maestra vi chiede di lavorare individualmente con la memoria. Come? Camminando e ripetendo a voce alta, scrivendo la parte e andando a capo ogni volta che  prendete respiro, trovando il ritmo della proprio battuta".

 

Ecco la fase del lavoro individuale arriva a marcare le differenze fra chi studia e chi trova difficoltà a darsi un ritmo regolare autonomo a casa. Ognuno comincia a sentire che il proprio impegno dà o non dà un contributo all'iniziativa. Arrivano domande sulla memoria.

 

"Vengo a casa tua ad aiutarti ..."

"Proviamo insieme ..."

"Mi chiami e mi dici che tagli avete fatto?"

 

Ci si interroga sul perchè certe frasi non entrano in testa: è l'antipatia al contenuto? È il suono? È la complessità della costruzione della frase?

Poi c'è il momento di provare a piccoli gruppi, a due, da soli; ogni ragazzo trova un angolo nella scuola, nei bagni, in giardino, a teatro e si prepara come un vero attore. Il mercoledì iniziano le "maratone" per verificare il ricordo e i tempi.

 

"... Ma se recita un altro perchè non posso mettermi per conto mio, con i piedi sulla sedia, a disegnare e leggere?"

Maestra: "Come si sostiene chi recita? Come puoi dare il tuo conributo ai compagni che provano?" E' duro mantenere l'attenzione e l'ascolto le prime volte in cui c'è ancora tanto da dire per aiutare a migliorare l'interpretazione.

 

Mentre si muove la parola, il sentimento e la volontà si rafforzano.

Si introducono, esercizi fisici legati alla "lotta", alla presenza nei piedi, per intensificare la loro percezione dello  spazio scenico. Ogni ragazzo è invitato a disegnare i 5 atti con una forma che evidenzia la sceneggiatura e l'alternarsi delle scene, poi bisogna avere a mente, in avanti e a ritroso, le entrate e le uscite, tutti devono essere consapevoli del tutto.

Smontare e rismontare il testo, mettere in evidenza la poesia, l'umanità per rianimarlo. Far emergere l'intensità e poi lasciar scorrere il tuttto.

Ogni giorno si procede e si scende. A volte ci si scoraggia e poi ci si rianima dall'interpretazione di qualcuno che improvvisamente muove e fa fare balzi in avanti.

 

"Maestra, guarda, ti piace?" Gli scrigni sono stati verniciati e decorati, così le maschere e le lanterne. Gli oggetti di scena prima ritrosamente accolti come lavoro da realizzare ora divengogno occasione di gioco e di gioia per una realizzazione tutta personale.

I ragazzi faticosamente cuciono il cappello e i colletti del loro personaggio e le ragazze si attardano nelle prove per il loro costume creato e individualizzato e ricercato anche con passeggiate a Porta Portese. Anche la scenografia va avanti con il contributo di una equipe di adulti, qualche ragazzo collabora con il colore o cucendo un occhiello alla tenda e intanto osserva, e percepisce che ogni azione, la più semplice, ha enormi implicanze e necessita di una gamma complessa di altre azioni compiute da altri uomini intorno a noi e a noi connessi.

 

E' difficile far trapelare l'incredibile esperienza di fare sul serio con ragazzi in un'epoca che chiede semplificazioni, facilitazioni, schemi e razionalizzazioni. Si tratta di  entrare nel colorato, intricato, mondo del teatro; significa scardinare e destrutturare, significa riappropriarsi di un tempo buono per far scendere i contenuti che lasciano un segno nella propria biografia.

 

E quando salutando gli alunni al cambio dell'ora: "Arrivederci compagnia teatrale!", arriva questa risposta: "Arrivederci regista!" la classe non esiste più e si è immersi in un mondo tutto nuovo, il mondo unico e speciale del progetto teatrale nella scuola.

 

Maestra Manuela, dell'VIII classe (anno scolastico 2007-2008)