L'apprendimento attraverso il fare artistico - Elisa Cardin

 

L'apprendimento attraverso il fare artistico

 

"La vita spirituale, di cui l'arte è una componente fondamentale, è un movimento ascendente e progressivo, tanto complesso, quanto chiaro e preciso. E' il movimento della conoscenza."        W. Kandinsky 

"Solo attraverso la bellezza si può arrivare alla conoscenza, chi ha arte, ha anche scienza."           J. W. Goethe

"Le arti sono un mezzo di apprendimento, costituiscono un tramite all'insegnamento."         Rudolf Steiner                 

 

La domanda su cosa sia l' arte e quale sia la sua utilità per l'umanità, il suo scopo, il suo motore, ha attraversato la riflessione filosofica di tutti i secoli ed è forse una delle domande alle quali ognuno di noi ha tentato di dare una sua personale risposta.

E' certo che il mezzo espressivo artistico appartiene all'uomo fin dagli albori della sua apparizione sulla terra, ce ne rimangono splendide testimonianze nelle incisioni sulle pareti delle sue prime abitazioni di roccia, e, fino ad oggi, epoca in cui i moderni musei delle grandi capitali del mondo sono divenuti i nuovi templi dell'arte, non ha mai smesso di affascinare e trascinare folle di visitatori.

Per la maggior parte della storia dell'uomo, l'arte di tutti i continenti ha avuto uno scopo preciso, chiaro, non discutibile, una valenza "magico-religiosa" legata alla possibilità di comunicazione con le entità spirituali, ed un valore sociale, non personalistico, allargato alla fruizione comune di tutta una comunità.

Questi principi attraversano ancora l'esercizio dell'arte nella maggior parte delle società non occidentali, dove arte e rito non sono mai stati scissi e dove l'opera in sé non ha nessun valore, se non nel contesto temporale di un rito cui tutta la comunità partecipa, rendendola viva ed "agente", per uscirne trasformata e nuova, per risolvere e disinnescare la "crisi" di ogni passaggio della vita umana. Per ben rispondere a questo scopo quest'arte è anche ancora legata a stilemi e simboli ben precisi, immutabili nei secoli, perché efficaci e perché comprensibili all'interno di un particolare contesto sociale.

Non c'è dubbio che la moderna società occidentale si sia gradualmente allontanata da questo concetto della produzione dell'arte e della sua fruizione, da un lato per la crescente importanza che la personalità del singolo ha acquisito rispetto alla vita della comunità in cui vive, dall'altro per il fatto che arte, scienza e religiosità sono divenuti ambiti perfettamente separati.

L'opera d'arte ha cominciato a vivere una vita propria, si è liberata delle imposizioni stilistiche sociali, ha cominciato a viaggiare, separata dal suo creatore, ha acquisito un valore economico, una quotazione, che ne è divenuta il suo segno distintivo e garanzia di bellezza.

Percorso senza dubbio indispensabile nell'evoluzione della coscienza dell'umanità, che ha creato però qualche dubbio e ribellione già in alcuni artisti dei primi del '900 che si sono chiesti come ricongiungere l'antica valenza di "trasformazione" dell'anima che l'arte porta in sé, al moderno concetto di vita artistica del singolo individuo. Kandinsky, padre della rottura di ogni forma, espresse magnificamente questi concetti in un'opera del 1909, "Lo spirituale nell'arte".

Da parte sua, Rudolf Steiner, in tutti i suoi scritti sulla didattica e l'insegnamento, insiste in maniera particolare sull'importanza dell'elemento artistico per la formazione dell'uomo sano e libero, capace di partecipare con tutto se stesso alla vita attiva, esterna, della società, e interiore, della sua anima.

Cominciamo con il distinguere tre diverse fasi evolutive che il bambino attraversa dalla nascita fino alla sua completa formazione, intorno al ventunesimo anno.

 

Nei primi anni di vita, fino circa al settimo anno, le forze del bambino sono completamente assorbite dalla formazione del corpo fisico, degli organi interni, e all'acquisizione graduale delle capacità di movimento e parola. Tali capacità non passano attraverso un insegnamento diretto da parte dell'adulto, ma sono, per così dire, espresse dall'interno, attraverso un sorprendente movimento di imitazione delle forme circostanti. Ecco perché si dice che in questi anni sia tanto importante la cura dell'ambiente che circonda il bambino,della gestualità e della parola dell'adulto che gli sta vicino. Il movimento domina l'attività del bambino piccolo, qualsiasi genitore lo sa, movimento di cui egli prende possesso a partire dalla testa per arrivare al dominio degli arti inferiori. La volontà è la facoltà dell'anima che prevale in questi anni.

Con il raggiungimento del settimo anno, le forze della crescita si liberano in parte dall'incombenza della costruzione del corpo fisico (cambiamento che si esprime con il cambio dei denti) e si mettono a disposizione dello sviluppo di facoltà psichiche, facoltà di cui ora si può avvalere l'insegnamento scolastico. Le forze del bambino sono ora concentrate nella sua sfera centrale, ciò che si va formando è il suo sistema ritmico, il ritmo cuore-polmoni che gradualmente raggiungerà il ritmo dell'adulto. E' attraverso la facoltà del sentire dell'anima che il bambino apprende in questi anni, attraverso il particolare legame da anima ad anima che instaura con l'adulto che l'accompagna. E attraverso l'esercizio dell'arte che a questa sfera è indissolubilmente legato. Vi torneremo nello specifico. Questo modo di vivere ed apprendere attraverso la sfera del sentire, che lo guida alla formazione del futuro pensiero astratto e logico, riguarda il bambino per tutta la durata del suo ciclo scolastico elementare e medio, fino al quattordicesimo anno.

Solo ora il ragazzo è pronto a cominciare l'esercizio di un pensiero indipendente, possiamo fare appello a forze diverse, agire attraverso la logica e la dimostrazione. Farlo prima vorrebbe dire costringere il bambino all'immobilità, nutrirlo di nozioni che non possono parlare il linguaggio che lo caratterizza in quegli anni.

Dunque l'esperienza del bambino dai sette ai quattordici anni è una esperienza estetica, del bello indissolubilmente legato al buono, esperienza dell'anima che esplora con interesse, con gioia, con emozione, con gusto, con sentimento ed entusiasmo. E il maestro diviene colui che dà forma, o meglio ritmo, a questa vita dell'anima, forma il sentire del bambino attraverso una "ginnastica" che lo porta a sperimentare i picchi e le gole del sentimento, il pianto e il riso, la crisi e la sua risoluzione, il piacere e il dispiacere. Tutte le fiabe classiche sono costruite su di un canone fisso che corrisponde ad un respiro completo: espansione (descrizione), contrazione (crisi), espansione (risoluzione).

E questo respiro diviene anche la guida per la lezione che si presenta ai bambini, si comincia con il racconto, per costruire il legame emotivo con l'argomento, si passa all'elaborazione artistica, un fare che mette in movimento tutte le sfere del bambino, e solo alla fine il bambino potrà giungere autonomamente ai concetti che in questo fare e sentire erano contenuti.

Per prima cosa si comprende con i sentimenti. Le emozioni sono artefici di una vasta gamma di operazioni cognitive; la logica della mente emozionale è associativa, crea simboli, metafore, similitudini, parabole, soprattutto immagini, in poche parole si avvale del linguaggio proprio dell'arte, delle favole, della mitologia, del rito.

Quando non coinvolgiamo il sentire e il volere nella conoscenza e nell'educazione, creiamo insensibilità. L'emozione ci infiamma e ci conduce all'azione.

Il sentire è la parte centrale che può armonizzare i due estremi dell'uomo: un agire non educato che cade nell'impulso e un pensare astratto che rende insensibili ed immobili.

L'educazione in questo senso può portare malattia o aiutare la formazione di esseri sani, tutto il sistema emozionale raggiunge il corpo e gli organi, così come nei primi anni lo hanno fatto le forme dell'ambiente.

La scienza riconosce tre tipi di cervello: un cervello sensorio che arriva a maturazione verso il settimo anno, un cervello emotivo, che matura con la pubertà ed un cervello astratto, del pensiero, che si forma dopo quest'età. Ma il senso di sé, la moralità ed il pensiero astratto, hanno origine nel cervello emotivo.

Si arriva a formulare pensieri come atto finale di un processo emotivo.

Il linguaggio del cuore è dato dall'arte, dal sogno, dalla fiaba, dal mito, dal simbolo; la qualità del suo pensare è l'immagine e la vera immagine deve poter crescere con il crescere delle facoltà del bambino e non deve essere ferma come lo sono i concetti acquisiti come definizioni.

Si apprende perché si è amato.


Maestra Elisa Cardin