GRUPPO DI STUDIO La natura della sostanza 2014/2015

LA NATURA DELLA SOSTANZA

 

Gruppo di studio - 11° INCONTRO – 2° anno

 

"I metalli sono sorprendentemente estranei alla terra, ma più di tutti lo è l’oro” Wilhelm Pelikan

Siamo infine giunti al capitolo sui metalli, e non apriamo nemmeno il libro, ma iniziamo subito a parlare di loro con entusiasmo come se avessimo incontrato nuovamente dei cari amici, sotto il profilo sia medico che artistico.

 

Ogni metallo presenta una  sua personalità, un  carattere del tutto peculiare, dei  comportamenti caratteristici, ed ognuno di loro trova delle precise applicazioni nella medicina antroposofica, che li utilizza tutti come metalli ponderali oppure dinamizzati, o anche come metalli vegetabilizzati, che si ottengono concimando il terreno con il metallo e seminando le piante ad esso affini, che  lo assimileranno  crescendo, e, una volta diventate piante adulte, verranno raccolte, sminuzzate e con esse si riconcimerà il terreno su cui verrà riseminato, e si ripeterà questa operazione fino ad ottenere delle piante ricche  del  processo più eterizzato del metallo corrispondente.

 

Iniziamo a parlare del Rame, di come si utilizza in forma di unguento allo 0,1% per gli spasmi e i crampi addominali dei neonati e dei bambini, e allo 0,4% per riscaldare le mani e i piedi e le zone del corpo che rimangono tendenzialmente fredde, soprattutto in sede lombare, frizionando poco unguento la sera alle estremità corporee con costanza, dopo un lavaggio con acqua calda, queste si riscalderanno in modo permanente e risanante, dato che si eviteranno così le malattie infiammatorie dell'addome, come cistiti, annessiti, coliti ecc. , che hanno  una genesi da freddo.

Si parla del fatto che ci si abitua alle estremità fredde, tanto da non accorgersene più, e si tende a danneggiare e a non avere cura del manto di calore che deve proteggere l'organismo dalle malattie del freddo, sclerosanti e indurenti, ed il Cuprum è un valido aiuto per l'essere umano.

Si utilizza per le forme in cui c'è un crampo, fisico o psichico, o una stasi, come nelle forme varicose con il Tabacum, o con il Venadoron, ed essendo il metallo collegato al rene, lo si utilizza in tutte le forme di implicazione della funzione di questo importante organo espressione del corpo astrale. Dove si deve armonizzare quest'ultimo stimolando l'organismo di calore in modo incisivo ma delicato, si utilizza il Cuprum vegetabilizzato, come nella Melissa Cupro culta o nella Camomilla Cupro culta. Il Cuprum è collegato con Venere.

Si passa a parlare del Ferro, utilizzato sotto forma di unguento, al mattino, massaggiandolo alla nuca, per aiutare nella concentrazione, richiamando alla presenza dell'organizzazione dell'io nel corpo. Importante come metallo nelle anemie, come si sa da tempo immemore, tant'è che si usava dare una mela chiodata al giorno.

 

Importante anche nelle forme infiammatorie acute e croniche, come le polmoniti, bronchiti ecc. , ma utilissimo rimedio in alcune forme di depressione con ansia. E' un rimedio siderale! E' collegato alla funzione della Colecisti. Viene vegetabillizzato con l'Urtica o con il Chelidonium. Il Ferrum è collegato con Marte: Si accenna all'Aurum, all'Oro, come facente parte dei doni dei Re Magi, utilizzato come farmaco antroposofico validissimo, insieme alla Mirra e all'Incenso.

L'Aurum in D6 potrebbe essere considerato alla stregua di un antibiotico, ma il suo uso, se prolungato, può provocare una depressione seria.

Vegetabilizzato è l'Hypericum Auro culta, la Primula Auro culta, e sotto forma di unguento si usa l'Aurum D4 oppure l'Aurum/Lavandula/Rosae per i disturbi cardiaci, essendo questo metallo collegato al Cuore.

Aurum/Ferrum sidereum è un rimedio efficacissimo per “la stimolazione della volontà guidata dall'Io attraverso l'armonizzazione del sistema ritmico nei casi di debilitazione psico-fisica, per es. febbre della ribalta, agorafobia, esaurimento, stati depressivi” (dal prontuario Weleda). L'Aurum è collegato con il Sole.

Ora ci addentreremo in una delle molteplici utilizzazioni artistiche dell'Oro, la doratura a guazzo,

 

realizzata dai Doratori, per impreziosire anche dal punto di vista cromatico i  manufatti in legno (cornici, consolle, candelabri, icone e decorazioni architettoniche da interni per palazzi nobiliari ed edifici sacri), creati nelle botteghe artigiane dei maestri intagliatori.

Si premette che una delle caratteristiche fisiche che lo distingue dagli altri metalli, è la malleabilità,

cioè l’azione meccanica di battitura o laminazione che permette di ridurne un grammo in un sottilissimo foglio di circa un metro quadro, che posto controluce, manifesterà una certa trasparenza. Nel passato, questo procedimento era eseguito a mano dai “battiloro”, che assottigliavano il prezioso metallo, utile ai doratori, battendolo tra due spessori di cuoio. La doratura è una pratica che richiede più fasi e per questo possono passare più giorni per ultimare il lavoro.

 

La preparazione del fondo

Dopo aver sgrassato e spolverato la superfice in legno, si procede all’applicazione di più mani di una miscela composta da colla di coniglio, sciolta in acqua calda, e gesso di Bologna. La colla si ottiene per immersione della pelle di coniglio in un bagno di acqua di  calce, mentre il gesso è nient’altro che solfato di calcio idrato, la cui caratteristica è la finezza della grana di cui è composto.

Quando il gesso sarà asciutto, con grane di carta abrasiva sempre più sottili e lana di acciaio finissima, si toglieranno le imperfezioni, poi con un raschietto di acciaio si ravviveranno gli spigoli e i motivi ornamentali.

 

La preparazione del bolo

Il bolo è un’argilla nella cui composizione sono presenti percentuali variabili di ossido di ferro, cui donano colorazioni brune, rosso–aranciate e gialle. Sarà la scelta di uno di questi colori che in seguito determinerà la tonalità dell’oro.

La terra è diluita in proporzione 1/3 con la colla di coniglio ancora con acqua calda, poi con un pennello di martora si stende sul gesso fino a ricoprirlo totalmente.

 

L’applicazione della foglia in Oro

Oggi si trovano in commercio libretti contenenti  foglietti in dimensione di cm 9x9 dello spessore

di 1/800 di mm e certamente manipolare un metallo così sottile richiede oltre l’ abilita, grande pazienza.

L’operatore pone un foglietto su di un cuscinetto, poi con una taglierina comincia a ricavarne piccole porzioni, che applicherà sulla superficie con un particolare pennello di pelo di vajo (della coda di una specie di scoiattolo) sovrapponendole di 2 mm.

Il pennello ogni tanto si passerà sul viso, che ha sempre un sottile velo di grasso, per catturare le piccole foglie da posizionare.

L’oro aderirà dopo aver steso sul pezzo la colla di pesce (ottenuta dalla vescica natatoria degli storioni), tenuta sempre in caldo a bagnomaria. Interessante è vedere come la colla, per effetto elettrostatico, attiri a se la foglia dal pennello.

 

La brunitura

Ultimata la copertura, si passerà, con pressione costante. il brunitore in pietra d’agata su tutta la superficie dorata; questa operazione permetterà la definitiva adesione dell’oro nonché la lucidatura e la perfetta lisciatura dell’oggetto finalmente finito.  

 

Fabrizio Geronimo, Anna Caputo

 

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