La natura della sostanza - 4° incontro

 

LA NATURA DELLA SOSTANZA

Gruppo di studio - 4° INCONTRO

"Il magnesio emette una luce accecante"

Accendiamo con una fiamma gialla di un accendino a butano (C4 H10), una sottile lamina di magnesio color metallo in parte ossidato. A una temperatura di circa 500 gradi di calore in presenza di aria il magnesio sviluppa una fiamma accecante bianca. E' una fiammata di pochi secondi che in breve, dopo la fuoriuscita di fumo verso l'alto, lascia completamente bianca un sottilissimo strato di cenere che alla palpazione diviene come fine talco e si disperde. Osservare questa fiamma non è salutare per gli occhi, qualcuno ricorda che si tratta di raggi ultravioletti; si ricorda che il magnesio è usato per il flash nelle macchine fotografiche, dopo l'emissione di luce, continuando a guardare emergono colori poi rimane il bianco della cenere.

Dove era racchiusa quella Luce?

Come si è sprigionata?

Il colore della fiamma è collegato al metallo o all'ossigeno che funziona da comburente?

Ogni metallo emette Luce diversa? Di quale qualità, intensità luminosa, colore?

Quale relazione vi è tra l'intensità luminosa e il calore emesso?

Cosa significa un processo di combustione?

Possiamo considerare un processo di combustione analogo ad un processo di ossidazione come si usa dire nel pensiero della scienza ufficiale? Perché? Ossidazione accelerata = combustione e viceversa?

La nozione tempo in questa analogia non viene considerata si è di fronte ad un pensiero scientifico riduzionista.

Il magnesio, metallo alcalino terroso, nella clorofilla della pianta, secondo il modello molecolare si posiziona al centro degli atomi.

Ovunque c'è pianta c'è magnesio.

Se guardiamo con uno sguardo microscopico non ci è facile capire il magnesio. Sì, anche nel modello atomico cogliamo che ha un ruolo centrale, ma da ricercatori nello spirito goethiano, dobbiamo cercare di non perderci nel dettaglio e cercare di abbracciare il tutto così che ogni realtà si manifesti con diverse sfumature di qualità nella sua essenza. La clorofilla contiene magnesio ed è contenuta nei cloroplasti, questo lo comprendiamo tramite lo sguardo che si riduce sempre più nel particolare, ma essenzialmente sappiamo che il magnesio è nel verde fogliame e sappiamo che il verde è un punto di incontro fra il giallo irradiante e il blu delle tenebre per ritornare all'esperienza del prisma della scorsa volta dove abbiamo sperimentato la divisione fra l'attività della luce e l'attività delle tenebre. Il verde è al centro delle due forme di attività, quella della luce cosmica e quella delle tenebre terrestri.

Il legame della Luce cosmica nel Magnesio appare evidente in quel tipo di fiamma. E se la pianta non fosse stata alla luce del Sole, ma fosse cresciuta al buio di una cantina avrebbe prodotto Magnesio? Potremmo dire avrebbe prodotto Amido?

Nelle scuole Waldorf si fa sperimentare ai ragazzi di settima diversi tipi di combustione di sostanze e diversi tipi di fiamma. Viene raccontata l'esperienza del sodio che brucia a contatto dell'acqua. Negli esperimenti per comprendere alcuni fondamenti della chimica organica si parte dall'amido come stiamo facendo noi e così si può incontrare la Luce che emerge dalla combustione del magnesio.

Riprendiamo a sistematizzare meglio le nozioni scientifiche accademiche sui carboidrati:

Struttura dell'amido secondo il modello dei legami chimici. Così viene definito:

L'amido è composto organico di tipo carboidrato, comunemente contenuto in alimenti come pane, pasta, riso, patate, caratterizzato da un gran numero di unità di glucosio polimerizzate unite tra loro da un legame glicosidico e costituito da 4/5 di amilopectina e da 1/5 di amilosio. La sua formula grezza è: (C6H10O5)n

Dove n è un numero variabile da circa un centinaio fino ad alcune migliaia, e che sta ad indicare i residui di unità di glucosio monomeriche che sono unite tra loro per formare i polimeri, e da cui derivano i vari tipi di amidi presenti in natura (es. l'amido di riso, l'amido di mais, etc.).

Anticamente, l'amido si otteneva in genere dalla macerazione del frumento avanzato e non macinato al mulino, motivo per cui si chiama così (gr. a-mylosa-mylon, lat. amydos= senza mulino). Ne veniva fuori un residuo, sul fondo, chiamata fecola; oggi, si usa ancora, come sinonimo di amido, il nome "fecola", ma per indicare solo quella derivata dalle patate.

Nelle nostre scuole i bambini fin dall'asilo seguono questo prezioso processo dalla spiga al pane.

Se maciniamo il grano facendo con loro chimica troviamo la sostanza, farina, la semola, la crusca. 

Come detto, l'amido è composto da due polimeri:

  • amilosio (che ne costituisce circa il 20%) con struttura lineare elicoidale;
  • amilopectina (circa l'80%) con struttura a grappolo.

L'amido è il carboidrato di riserva delle piante, immagazzinato come fonte energetica, sintetizzato per vi enzimatica a partire dal glucosio, a sua volta prodotto dalla fotosintesi clorofilliana

6 CO+ 6 H2O + luce → C6H12O6 + 6 O2

n C6H12O6 + enzima → H- (C6H10O5)- OH + n-1 H2O

La formazione dell'amido, cioè l'unione dell'amilosio e dell'amilopectina, è catalizzata da un enzima chiamato amido sintetasi.

La cellulosa è uno dei più importanti polisaccaridi. È costituita da un gran numero di molecole di glucosio (da circa 300 a 3.000 unità) unite tra loro da un legame β (1→4) glicosidico. Le catene sono disposte parallelamente le une alle altre e si legano fra loro per mezzo di legami ad idrogeno molto forti, formando fibrille, catene molto lunghe, difficili da dissolvere.

Queste fibrille localmente sono molto ordinate al punto da raggiungere una struttura cristallina.

Il glucosio (o "glucoso") è un monosaccaride aldeidico; è il composto organico più diffuso in natura, sia libero sia sotto forma di polimeri. È uno dei carboidratipiù importanti ed è usato come fonte di energia sia dagli animali che dalle piante. Il glucosio è il principale prodotto della fotosintesi ed è il combustibile della respirazione.

Una molecola di glucosio ed una di fruttosio unite da un legame glicosidico formano una molecola di saccarosio, il comune zucchero da tavola. L'amido, la cellulosa ed il glicogeno sono polimeri del glucosio e vengono generalmente classificati come polisaccaridi.

Inoltre le cellule del sistema nervoso non sono in grado di metabolizzare i lipidi, il glucosio rappresenta la loro fonte principale di energia.

La capacità del fegato di immagazzinare glucosio è piuttosto limitata (70-100 g), e gli eventuali carboidrati in eccesso vengono convertiti in grassi e depositati nel tessuto adiposo.

La fotosintesi clorofilliana (dal greco φώτο- [foto-], "luce", e σύνθεσις [synthesis], "costruzione, assemblaggio") è un processo chimico grazie al quale le piante verdi e altri organismi producono sostanze organiche - principalmente carboidrati - a partire dall'anidrite carbonica atmosferica e dall'acqua metabolica, in presenza di luce solare.

Come sottoprodotto della reazione si producono sei molecole di ossigeno, che la pianta libera nell'atmosfera attraverso gli stomi che si trovano nella foglia (piccoli buchi).

La fotosintesi clorofilliana è il processo di produzione primaria di composti organici da sostanze inorganiche nettamente dominante sulla Terra.

Inoltre la fotosintesi è l'unico processo biologicamente importante in grado di raccogliere l'energia solare, da cui, fondamentalmente, dipende la vita sulla Terra.

La quantità di energia solaree catturata dalla fotosintesi è immensa, dell'ordine dei 100 terawatt, (1 terawatt è uguale a 1.000.000.000.000 Watt) che è circa sei volte quanto consuma attualmente la civiltà umana. Per meglio comprendere questo dato tecnico che ci viene restituito dalla scienza ufficiale che matematizza continuamente i dati, dando un rilievo assolutamente abnorme al quantitativo rispetto al qualitativo, dobbiamo inserire l'unità di tempo. E' la seconda volta che incontriamo il tempo in questa nostra ricerca.

Le domande che nascono sono:

Come è possibile che pur essendo la struttura chimica identica (C6H12O6)n, la sostanza ci appare in tanti modi diversi?

Cosa ci dice che una catena di glucosio si posiziona nello spazio in una forma a grappolo ed un'altra invece si conforma ad elica?

Come mai la forma ad elica si ritrova dal microscopico al macroscopico, per es. il bocciolo dell'ibiscus che si apre e si chiude avvitandosi?

Quale forza crea gli enzimi, che pur non partecipando alla reazione chimica, ne permettono lo svolgimento accelerandolo?

Quale forza agisce nella conformazione?

Il glucosio si presenta come un "mattone" per costruire la sostanza, in diversissime forme, ma chi e cosa ne dispone la struttura?

Possiamo pensare di intravedere un invisibile chimico nel "laboratorio" Natura, un invisibile architetto-artista nella costruzione della sostanza, un invisibile donatore di vita e di energia.

Effettivamente nell'amido vi è ARIA pesante, la CO2, vi è l'ACQUA, H2O, e vi è la LUCE SOLARE che ha avuto "l'aiuto" del magnesio (e di altri processi?) e questo è l'ARCOBALENO INCANTATO di cui parla Hauschka.

Vedendo questi componenti chimici fondanti il carboidrato (H, O, C,) Haushka ci fa notare (a pag. 40) che dovremmo rivedere il termine "elemento": Non è corretto esprimersi in questo modo perché da questi "elementi" non possiamo ricostruire un carboidrato e meno che mai una pianta, come la parola elemento lascerebbe intendere ... dovremo chiamarli "prodotti di distruzione."

Ci soffermiamo sul Carbonio, che è lo "scheletro di ogni sostanza organica", e la sua sorprendente affinità al Ferro ci porta a seguirlo nella formazione della ghisa, dell'acciaio, e addirittura del diamante che è la sostanza più dura e più irraggiante luminosità della terra.

Il carbonio sciolto nel ferro incandescente e rapidamente raffreddato precipita in forma di piccoli diamanti. Il diamante che troviamo in natura e che ci parla di questi processi antichissimi di movimenti tellurici, pressioni altissime e altissime temperature e raffreddamenti tempestivi o prolungati in epoche di glaciazioni, ci richiama nuovamente il concetto di tempo perché ci invita ad immaginare la nascita della Terra.

Immaginiamo per un attimo i movimenti tellurici della formazione della Terra e ci avventuriamo nel mito Vedico che ci parla dei cicli di formazione o incarnazione del pianeta Terra che si alternano a periodi di Pralaya o periodi di "riposo".

Anche Rudolf Steiner fa riferimento all'evoluzione della Terra, strettamente collegata all'evoluzione dell'essere umano, che segue leggi ritmiche, manifestandosi attraverso 7 grandi metamorfosi del Pianeta. Questo riferimento è venuto naturale cercando di comprendere anche come oggi gli scienziati utilizzando il carbonio, residuo della combustione della sostanza, cerchino di comprendere l'età del nostro amato pianeta (circa 4 miliardi di anni) e ci mostrino un sole destinato a scomparire.

Il tema della morte e della vita del pianeta, il concetto di evoluzione terrestre, celeste ed umana, le immagini cosmiche di riavvicinamento fra Sole e Terra, rimangono appena accennati come spunti di approfondimento ulteriore.

 

Manuela de Angelis e Anna Maria Caputo