La natura della sostanza - 2° incontro

 

LA NATURA DELLA SOSTANZA

Gruppo di studio - 2° INCONTRO


"Senza cultura l'uomo muore "

Questa affermazione è giunta ad un certo punto della conversazione nel secondo incontro, portando il concetto di morte e decomposizione che stavamo affrontando su un piano più sottile, era un fatto evidente e schiacciante: la ripercussione sulla dimensione fisica di qualcosa che afferisce ad una dimensione spirituale.

Il mondo dell'essere umano che permette il collegamento vitale con i suoi simili è il luogo dello scambio culturale, è il luogo del pensiero.

Qual'è il luogo di collegamento e scambio fra le piante?

Esse seguono ritmi stagionali sia per la crescita con le due spinte verso l'alto e verso il basso, che per la conformazione di foglie, fiori, chiome, fusti, radici.

Esse perciò sono collegate al cosmo nel ciclo del giorno, del mese, dell'anno e oltre. Viene citato ad esempio il rapporto fra tutti le piante di bambù che, dato che poi muoiono, cercano di ritardare il più possibile la fioritura che avviene dopo più di 100 anni e lo fanno tutte insieme in tutte le parti del globo.

Ma le piante hanno un collegamento terrestre anche grazie alla rete fittissima di funghi demolitori della natura che trasformano ciò che è espulso con processi di fermentazione, di muffa, di putrefazione incessanti, essi appaiono deputati al dissolvimento della sostanza.

In una conferenza di Steiner del 1924 ad Arnheim (Olanda) O.O. 310, Steiner chiede ai maestri di discriminare in cosa differisce la morte di una pianta, di un animale, di un essere umano.

Accogliendo questa apparentemente semplice domanda ci siamo incamminati seguendo il filo di pensieri l'uno dall'altro.

Siamo partiti da ciò che accomuna le tre specie viventi: la morte di una materia biologica che si disfa, si disgrega.

Seguendo questo pensiero ci siamo resi conto che se dal biologico entravamo nel fisico perdevamo traccia di ogni differenza, potevamo seguire particelle atomiche e subatomiche (vedi bosone di Higgs), sempre più piccole senza rintracciare più le caratteristiche dei tre regni.

Questo ci ha fatto fermare sulla necessità di rintracciare il modo di conoscere che vogliamo seguire in questa ricerca, un modo fenomenologico che abbia alla base l'osservazione spregiudicata e aperta con tutti i sensi desti, dove anche il pensare che ci permette di collegare le esperienze e di addentrarci nei contenuti al tempo stesso, diviene esperienza da osservare. Non vogliamo solo procedere dal particolare all'Universale, non solo in modo finalistico chiedendoci "a cosa serve", ma "come si sviluppa".

Comprendiamo che nel regno del vivente non possiamo entrare con lo stesso sguardo rivolto all'inorganico che cerca e annota fenomeno per fenomeno ricercando e rintracciando leggi fisiche, ma allargando collegamenti e qualità, nella relazione apparentemente lontana che l'osservazione delle diverse tipologie di esseri viventi muove, verso un immagine universale che comprende in sé tutte le forme particolari dello stesso organismo.

Il metodo dimostrativo dei fenomeni di laboratorio fisico lascia spazio al metodo evolutivo che vede il movimento delle forme le une trasformarsi nelle altre.

Risaliti dal subatomico, ci siamo posti la domanda di rintracciare le caratteristiche della "vegetalità", dell'animalità e dell'umanità.

Il tema era molto ampio e, man mano che venivano fatte affermazioni, si vedevano espandersi gli ambiti enormi di ricerca.

Siamo partiti da osservazioni sui rituali, sui riti di sepoltura nelle diverse culture e civiltà e nelle diverse epoche, che manifestavano il pensiero dell'uomo circa il suo collegamento con gli elementi fuoco, aria, acqua, contaminazione della terra come organismo vivo, collegamento con il cosmo. Osservando poi il punto attuale di manifestazione del pensiero che trattiene il morente con accanimenti terapeutici, con investimento economico per la crioconservazione di cadaveri. Da queste osservazioni di tipo sociologico che ci rimanda alla cultura e all'identità di popolo, alle idee evolutive dell'umanità, ci siamo spinti a osservare l'esistenza di comportamenti rituali in forme evolute di animali, mammiferi o insetti, come l'elefante o come la formica.

Questi fenomeni non sono comprensibili dal punto di vista solo biologico e ci parlano di istinto, di sensazione, di un anima che sente.

Tutto ciò non è per noi percepibile nel mondo delle piante. Gradualmente perciò dal mondo vegetale siamo tornati a focalizzare i fatti di ciò che accade nel momento della morte all'individuo morente.

Abbiamo immaginato ad esempio un ortaggio come un peperone, come avveniva la perdita di forma, di acqua, di colore, il calo di peso, fino ad arrivare al tempo della decomposizione.

La pianta muore per le condizioni esterne ad essa, come se non avesse un orologio biologico interno che ne regola la durata della vita. Dalla potatura riceve nuova forza vitale. I rami tagliati continuano ad essere verdi e vitali per un certo tempo. La morte della pianta è molto graduale. Il morire nell'animale e nell'uomo è regolato in generale da tempi che appartengono a quella caratteristica forma vivente.

L'uomo ha per pochissimo ancora la crescita di peli, unghie, capelli, poi nel giro di 1-3 ore va incontro al rigor mortis che si risolve dopo 36-48 ore. Non rimane alcuna traccia di vitalità. Ma il processo di morte dell'uomo sembra iniziare dalla nascita quando nel neonato osserviamo la morte di una enorme quantità di neuroni.

L'osservazione ci chiede di essere scrupolosi in questa fase percettiva seppure con il ricordo.

Anche il pensare man mano che procediamo chiede di far emergere categorie.

Ci rendiamo conto che le categorie scientifiche di classificazione delle specie viventi vegetali emerse con chiarezza nella realtà socio-culturale del Settecento con Linneo, continuano a subire adattamenti dalla scienza moderna man mano che viene illuminata la zona di confine fra le specie, man mano cioè che ci si focalizza ad osservare le specie con caratteristiche fra il minerale e il vegetale, fra il vegetale e l'animale, come i funghi prima citati, e fra le specie animali e l'essere umano.

Quest'ultimo come individuo va considerato specie a se stante, pur rintracciando comportamenti prevedibili per influenze culturali, per caratteristiche biologiche e fisiche, egli si pone nell'esistenza come portatore di novità e di creatività assoluta e geniale.

Per l'evoluzione è ininfluente la relazione dell'uomo con gli esseri viventi?

Lasciamo questa domanda che lavora nel profondo mentre riprendiamo a leggere dal testo di Haushka a pag 30: "Carbonio e acqua sono gli ultimi residui della sostanza vegetale che prende il nome di carboidrato. Questo è il nome del residuo perché non è mai possibile produrre da carbonio e acqua dell'amido. Oggi si trascura troppo questa differenza tra sostanza vivente e sostanza morta."

L'urea prodotta sinteticamente in laboratorio da Wohler è per Haushka l'ultima scoria quasi anorganica della vita organica.

Dobbiamo perciò verificare questa affermazione circa l'impossibilità al tempo attuale di produrre amido sinteticamente.

Inizia un altro possibile ambito di ricerca che si indirizza alle sostanze di sintesi agli integratori alimentari, ai farmaci di sintesi, alla formazione di sostanza "viva" in laboratorio.

L'amido chimicamente è formato da molecole di carbonio, idrogeno e ossigeno, ma se lo vediamo in un ambito di qualità più ampie, sia nello spazio geografico (America, Europa, Asia), che nel tempo, considerando anche l'utilizzo delle diverse piante utilizzate per l'estrazione degli zuccheri, così ben sintetizzato nel disegno di pag 32, abbiamo subito l'immagine di come possiamo procedere dilatando e collegando le conoscenze al fine di comprendere la sostanza in relazione alla evoluzione della coscienza dell'essere umano nel tempo e nello spazio.

Questo sarà approfondito nel prossimo incontro.

L'urea altresì contiene azoto oltre carbonio, idrogeno e ossigeno in una diversa combinazione.

Come si forma il carboidrato nella pianta? Abbiamo visto dalla morte della pianta rimanere questi due elementi carbonio e acqua. Come si è formata questa sostanza? Dalla semplice formula chimica anidride carbonica + acqua dà luogo all'amido + ossigeno (6n(CO2)+5n(H2O)> (C6H10O5)n), ben poco comprendiamo.

 

Cosa ha agito? Come è stato possibile sintetizzare questa sostanza?

La maggior parte della sostanza vivente si trova allo stato di colloidale e con gli alunni si può sciogliere dell'amido di mais con il calore e rintracciare questo stato della materia sotto forma di collagene.

Hauschka ci provoca dicendo "Dov'è la luce? Dov'è l'intrecciarsi di Luce e Oscurità? In questa formula rigida?". In questa pagina l'autore ci fa fare un volo ad ampio raggio. Ci porta ad osservare il fenomeno dell'arcobaleno: "Luce, aria, acqua, sono gli elementi di questo spettacolo naturale. Acqua compenetrata di aria è  ciò che produce l'arcobaleno, con l'incidenza della Luce solare. I medesimi elementi provocano l'assimilazione e la formazione dell'amido. Tuttavia con l'assimilazione invece che dell'aria atmosferica abbiamo a che fare principalmente con l'aria pesante, con anidride carbonica ... l'amido è un arcobaleno incantato trasferito nella materia dall'attività della pianta".

L'origine della sostanza nella pianta, la provenienza dell'anidride carbonica, il comportamento della laminaria negli oceani e in laboratorio in assenza di Luce, ci impegnano nel presente ad osservare mille possibili ambiti di ricerca mentre emerge con questa affermazione di Hauschka la necessità di avere consapevolezza del mondo degli eteri, degli elementi e delle forze fisiche che ci interpella per avvicinarci alla sostanza: fisica, eterica, animica e spirituale.

La prossima volta entreremo più approfonditamente sugli zuccheri, e sugli elementi chimici H,C,O.

 

Manuela de Angelis e Anna Maria Caputo

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