La natura della sostanza - 6° incontro - 2° ciclo

LA NATURA DELLA SOSTANZA

 

Gruppo di studio - 6° INCONTRO – 2° ciclo

 

Cosa significa l’assenza di Luce per un organismo?

“L'occhio è debitore della sua esistenza alla Luce. Partendo da organi ausiliari superflui presso gli animali, la luce si crea un organo che gli diviene simile, e così l'occhio si forma a contatto con la Luce, per la Luce, e così che infine la Luce interiore viene a rispondere alla Luce esteriore. Ci ricordiamo qui dell'antica scuola ionica, che non mancava mai di ripetere con insistenza che il simile non poteva essere che conosciuto dal simile, così come anche delle parole di altri tempi: ”Se l'occhio non fosse di natura solare come potremmo percepire la Luce? Se non viviamo in noi la forza propria di Dio come potrebbe in noi rivivere il Divino?” Nessuno vorrà negare questa immediata parentela della Luce e dell'occhio, anche se è difficile rappresentarsi l'una e l'altro come un'unica e medesima cosa. Diviene però comprensibile se si afferma che nell'occhio vive una luce in quiete, eccitata alla minima sollecitazione dall'interno e dall'esterno. Noi possiamo, nell'oscurità, dare origine mediante l'immaginazione alle immagini più luminose. Nel sogno gli oggetti ci appaiono come in pieno giorno. Nella condizione di veglia il più lieve effetto luminoso diviene percepibile, e se l'organo subisce uno stimolo meccanico ecco scaturirne luce e colori”. Goethe introduzione alla Teoria dei colori.

 

Luce esterna e luce interna, con questa domanda ci introduciamo al lavoro per meglio comprendere la vitamina C. L'immagine della pianta circondata di eteri o meglio di forze formative dalle radici ai semi così come è disegnata nel testo di Udo Renzenbrink, L'alimentazione dei nostri bambini.

La vitamina C è contenuta principalmente negli agrumi, nell'uva, nei frutti di rosa canina, negli ortaggi a foglia larga, nei legumi freschi e nello sciroppo di olivello spinoso. Le sue principali attività nell'organismo sono date dalla sua spiccata proprietà di antiossidante (neutralizza i radicali liberi) per cui mantiene in salute gli organi della riproduzione e delle ghiandole surrenali, permette una migliore formazione del collageno (tessuto connettivo), la formazione dei denti, delle cartilagini ossee, della pelle ed esalta l'assorbimento del ferro, aiuta a combattere le infezioni, la riparazione dei tessuti, la salute mentale e rafforza i tessuti dei capillari.

I segni clinici di carenza della vit. C sono dati dalle gengive sanguinanti e denti che dondolano, da lesioni e affezioni cutanee e dallo scorbuto.

Il termine scorbuto deriva dall'islandese “skyrbjurg”, tumefazione che va incontro a fissurazione o ad ulcerazione, con l'intermediario del termine olandese “scheuerbuik”. E' una malattia da carenza dovuta al mancato od insufficiente apporto alimentare di vitamina C, caratterizzata da temperatura sub-febbrile, anemia, emorragie multiple, tumefazioni, turbe gastrointestinali e cachessia progressiva che termina sovente con la morte. Nell'adulto assume forma epidemica, interessando collettività i cui membri sono soggetti allo stesso regime dietetico carenziale (marinai, prigionieri, campi profughi ecc.).

Lo scorbuto infantile compare nei bambini allattati artificialmente, si manifesta con ematomi, disturbi dell'ossificazione e anemia che guariscono con la somministrazione dei succhi di frutta.

Si è visto che la vitamina C previene la formazione e il deposito di colesterolo nei vasi sanguigni, previene i sintomi di senescenza (rughe, incurvamento, emorragie), la trasformazione dei nitriti in nitrosamine, l'anemia, lo scorbuto, l’arteriosclerosi, l'artrite, l'avvelenamento da piombo, i crampi alle gambe in gravidanza, il diabete, stimola la guarigione delle ferite.

La vitamina C ha a che fare con la Luce. L'avitaminosi che compare in assenza di verdura verde nell'alimentazione, è lo scorbuto. Se si vuole conoscere che cosa significhi assenza di Luce per l'organismo si porti il pensiero ad immaginare una pianta che cresce al buio. Quando la Luce viva, potenziale nelle parti verde della pianta, manca nell’alimentazione dell’uomo, all’organismo manca lo stimolo per irraggiare luce interna.

La percezione visiva non riguarda solo il cervello che si irrora di sangue nelle aree che reagiscono nella percezione di forme e colori. Noi percepiamo la luce con gli organi della vista, con la pelle, con l'apparato rene-surrene, con la tiroide, con il cervello, con il fegato ecc. Viene ricordata la concezione di Aristotele che vedeva nel cuore, oltre alla sede delle funzioni vitali, la sede del calore innato e del pensare luminoso. Il metabolismo del calore e della Luce ci chiama ad osservare il corpo umano in altro modo, in modo ampio, integrato collegando fenomeni apparentemente lontani. Come la Luce esterna si collega alla Luce interna? Come la Luce interna va incontro alla quella esterna? Le domande si intensificano per arrivare a rintracciare il percorso di fisiologia secondo la visione di Steiner che vede l'organismo umano come flussi di calore e di luce che scorrono, si concentrano in organi e si dissipano.

Anche l'individuo nato cieco ha una sua percezione della luce pur non avendola mai vista.

L'uomo ha una percezione del ritmo notte-giorno insita nel suo bioritmo.

Nei paesi del Nord in cui in inverno non sorge mai il sole, si è visto che in quei mesi aumentano le manifestazioni psichiche della depressione, espressione di un buio interiore. Il collegamento con il cancro e con la cura di vischio, pianta di luce lunare, ci porta ad interessarci del metodo di produzione del prodotto nei laboratori Wala-Weleda. I tempi di crescita della pianta, le coltivazioni, i costi effettivi per la produzione del vischio, e soprattutto il modo di far colare la goccia di vischio al centro di una centrifuga ad altissima velocità, ci porta a scegliere di effettuare una visita ai laboratori per percepire direttamente le connessioni culturali ed economiche e poter eventualmente presentare un progetto per gli insegnanti e gli alunni Janua.

Osserviamo nei modi di dire, l'uso ricorrente di frasi che portano la Luce al livello di Pensiero e di Essere come “la luce della ragione”, “la luce della speranza”, “lo sguardo luminoso”, “si accese lo sguardo”, “si illuminò tutto” ecc. per non parlare della poesia di Ungaretti: “Mi illumino d'immenso”. Il tema in questo incontro richiama tanti ricordi, ogni partecipante si trova a rivivere e a condividere alcuni momenti di “illuminazione” personale o di persone vicine. Anche la Pasqua, come festa della Luce nella tradizione cristiana, trova spazio nel ricordo condiviso nel cerchio e così il racconto del fenomeno di veggenza di cui anche oggi si parla, per esempio, nel fenomeno religioso a Medijogorje.

I ricordi hanno preso spazio come le idee architettoniche necessarie a sviluppare ambienti salubri, costruzioni attente a rispettare la relazione dell'essere umano con la Luce. Cosa solleva il senso della vita? Una adeguata possibilità di spaziare con lo sguardo in ampi orizzonti, con fenomeni luminosi naturali e scorci che variano nel confine speciale fra cielo e terra.

Con questo pensiero, dopo aver ricordato che la foglia viene caratterizzata come arcobaleno incantato, luogo dove la Luce si raccoglie nel verde, colore che per Steiner è “l'immagine morta della Vita“, punto di incontro tra terra e cielo, ci rechiamo a guardare semplicemente il cielo delle 18,00 a Roma, in via della Magliana, dalla scuola Janua, un arcobaleno doppio intero ci appare nella direzione Est-Ovest.

 

Manuela de Angelis e Anna Caputo

 

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