Percorso in-formativo sulla pedagogia

Come vengono portate le scienze nella scuola Waldorf?

L'insegnamento delle scienze partendo dall'osservazione dei fenomeni.

Una conferenza con: 
Manuela de Angelis, responsabile della formazione degli insegnanti, 
Danilo Pacella, ricercatore fisico ed insegnante.

Partendo da una lezione di scienze:
un approccio goethiano alla conoscenza.

Osservare, osservare, osservare!

E' questa la chiave per imparare!

Dedicare un tempo congruo, con mente aperta, a che le cose si rivelino nella loro molteplice sfaccettatura.

Scrive Goethe: "L'uomo non è nato per risolvere i problemi del mondo ma per cercare dove comincia il problema e poi tenersi nei limiti del comprensibile".

Osserviamo perciò una semplice lezione di fisica in settima classe.

1) Viene tesa una corda tra 2 banchi e poi vengono appese alla corda 3 corde più corte. Il maestro domanda:

Perché abbiamo bisogno della cassa armonica per la propagazione del suono?

Che differenza c'è tra un materiale come il legno e un materiale come la plastica per la propagazione del suono?

Alcuni ragazzi dicono che la plastica smorza il suono.

Si cerca di ricordare la differenza tra i diversi tipi di legno portando la polarità tra il truciolato e il legno massello.

Il truciolato è polvere e colla. Non ha una struttura, né una disposizione spaziale.

Il legno, a secondo di come si taglia, mostra strutture spaziali direzionate, venature; tante fibre lunghe connesse tra di loro.

 

2) Osserviamo la corda. Vengono appesi 2 pesi alle 2 corde che hanno la stessa lunghezza e distanza dal suolo.

Viene perturbato lo stato di quiete di uno dei due pesi che comincia così ad oscillare.

Osservando i ragazzi si accorgono che il movimento è trasmesso all'altro pendolo:

Mentre il primo pendolo diminuisce la velocità di oscillazione fino a fermarsi, il secondo pendolo comincia ad accelerare e poi viceversa il secondo pendolo rallenta e il primo ricomincia ad oscillare e così a lungo.

Una ragazza si domanda per quanto tempo andranno avanti i 2 pendoli a scambiarsi il movimento?

Alcune affermazioni dei ragazzi:

Il pendolo rallenta per l'attrito dell'aria.

Il maestro invita a pensare all'attrito nei punti di congiunzione delle corde (i nodi). Qualcuno si chiede: si può evitare l'attrito? Il maestro risponde: solo idealmente.

Qualcuno afferma che il pendolo rallenta a causa della gravità.

Il maestro ricorda l'esperienza dello scorso anno e domanda: quale forza muove il pendolo?

Cosa fa oscillare il pendolo? Alcuni rispondono: la forza di gravità.

Se la forza di gravità fa oscillare il pendolo, come può anche rallentarlo?

 

3) Ci si interroga sull'attrito.

Il maestro domanda: riusciremmo ad andare in bici, in macchina eliminando l'attrito?

I ragazzi esprimono diverse immagini sull'attrito per ricostruire il concetto che appare confuso: camminare nell'acqua.

Camminare nella sabbia (rispetto a camminare sull'asfalto);

Scrivere sulla lavagna con il gesso;

L'acqua che viene bloccata sulla spiaggia (le onde);

Due mani che si sfregano;

Cadere su un materasso,

Cadere su un fienile;

Spostare un masso facendolo scivolare su una parete di roccia;

Gli anelli di una catena,

I cardini della porta quando sono arrugginiti;

Una macchina che frena;

La catena della bicicletta sulla ruota dentata.

Il maestro pone la domanda:

C'è più attrito a camminare su un pavimento bagnato o uno asciutto? Cosa accade ad una macchina che frena su una superficie ghiacciata?

Gli esempi portati dai ragazzi sul fenomeno dell'attrito vengono setacciati in esempi macroscopici e microscopici.

Tutte le forze che si oppongono al movimento e sono di natura microscopiche, le chiamiamo attrito.

Il maestro domanda: Cosa è associato all'attrito?

I ragazzi rispondono: il riscaldamento. Ricordando le scintille sulle rotaie mentre il treno frena.

Se l'attrito si perde c'è lo scivolamento.

 

4) Dato questo chiarimento sul concetto di attrito si passa a riosservare le oscillazioni dei pendoli e la trasmissione del movimento, ma questa volta una corda è più lunga dell'altra.

Cosa si osserva? Cosa cambia rispetto all'esperienza precedente?

Anche questa volta si perturba uno dei due pesi, quello ancorato alla corda più lunga.

Anche in questo caso il movimento del pendolo si trasmette, ma la durata delle oscillazioni è minore. Il secondo pendolo fa poche oscillazioni e il primo non si ferma del tutto.

Nel caso precedente con i due pendoli analoghi, il movimento del primo si trasmetteva tutto al secondo e poi sembrava tornare indietro, in questa seconda esperienza il movimento è trasmesso solo in parte.

L'argomento verrà ripreso e approfondito la prossima lezione.

Compiti per casa:

Rileggere le esperienze dello scorso anno sul proprio quaderno.

Descrivi la differenza tra le due esperienze con i pendoli di stamane.

Ricordare le immagini per caratterizzare l'attrito che sono emerse in classe dai compagni.

 

Ecco il pensiero, come vediamo, di fronte ad un esperimento in laboratorio inizia a tastare il reale.
Il maestro sollecita domande e pone domande. E' questo il modo per aiutare a mantenere vivi i pensieri, non è necessario affrettare una risposta "giusta" ma è importante sollecitare un dirigersi verso ciò che è obbiettivo e chiaro .
Naturalmente di fronte ad un esperimento, ai ragazzi emerge il ricordo di altre esperienze, spesso associazioni, possono deviare completamente dal punto di partenza dell'insegnante ma l'arte del maestro è proprio quella di accompagnare i tentativi di comprendere per analogia o contrasto, verso un'attenzione calma e posata ai fenomeni e agli eventi e perciò riuscendo a riportare la domanda verso ciò che si sta osservando in modo scientifico in laboratorio.
Dice Steiner, l'insegnante Waldorf deve essere sempre pronto a trovare il giorno di domani diverso dal giorno di ieri, sarà questo il segreto del suo modo di educare. Solo senza essere portati a conoscere da pregiudizi si osserverà la Natura umana e la si potrà comprendere realmente nel suo divenire.
Lavorare con preadolescenti ed adolescenti in un momento biografico peculiare per i processi organici di trasformazione fisica e animica corrispondente, è un'arte che richiede agli insegnati una dose ampia di spregiudicatezza.
Aiutare i giovani a prendere via via coscienza degli enigmi della Natura e dell'enigma stesso dell'essere umano che cresce e si trasforma, è un compito che va preso sul serio ma mai pedantemente. La freschezza con cui il maestro va incontro a questo stesso compito giorno dopo giorno, apre ai ragazzi fiducia e coraggio nell'affrontare il mondo. Essi nell'adolescenza sono nel vortice delle "sfumature di grigio " e dell'oscurità che può opprimere l'anima per cui il Sole che sorge ogni mattina può essere dimenticato dall'inondare di emozioni e immagini interne confuse.
Quanta più la scienza nella scuola verrà portata con la pacatezza dell'osservazione e dei processi di pensiero ponderati e tastati in una lezione corale, sociale e al tempo stessa volta a muovere, a dinamizzare le rappresentazioni che si formano, tanto più i ragazzi troveranno pane per i loro denti.
Nella pubertà la difficoltà non va mai tolta ma fronteggiata dopo essere stata riconosciuta.
La fatica di comprendere, di porsi a volte uno stesso interrogativo sulla Luce, sul suono, sull'astronomia, sulla meccanica dei fluidi, sono opportunità incredibili per stanare la coscienza verso lidi più ampi del sentire ridondante e per far ciò occorre che l'insegnate eserciti ogni giorno la disinvoltura di immedesimarsi nel mondo ricevendone nuova saggezza.
Allora lo si troverà ricercare gli orizzonti del mare, il confine tra cielo e terra che si colora ogni giorno di nuove sfumature, sempre diverse e da quell'atteggiamento contemplativo, che certo non intendo come atteggiamento di introversione ma che al contrario contiene in sé la forza conoscitiva che gli permette di ritrovarsi "vuoto" di fronte al nuovo, prenderà forza e vigore per essere fresco e forte affianco ai ragazzi l'indomani, in aula, in laboratorio o nei boschi, sotto il cielo stellato, o nell'azienda agricola affianco a loro.
Come passaggi possiamo sintetizzare: Conoscenza empirica attraverso i sensi, conoscenza intellettuale che riconosca l'oggetto, "semplicemente conoscenza " dove la percezione e il concetto si incontrano avendo l'essere umano che conosce, creato spazio nell'anima contattando il suo tempo interiore a che la cosa in sé si riveli e ciò che è stato frantumato si ricomponga non come somma di aspetti ma come nuova rivelazione. Conoscenza è il valore unico di ogni momento.
Registrare le percezioni è perciò un primo passo, anzi per gli alunni porsi con attenzione a questo è la premessa che può essere già ardua da raggiungere se l'alunno fin da bambino è stato posto lontano dalla Natura e inserito in un mondo di rappresentazioni che restringono lo sguardo, mi riferisco agli strumenti elettronici e i video giochi sempre più abbondanti e precocemente usati.
Collegare le percezioni alle idee e non alle teorie permette poi un'attività di coscienza che può illuminare la conoscenza. L'uomo nel suo stesso porsi in attenzione senza tensione e brama, può lasciar emergere l'idea che illumina l'esperienza che diviene momento irripetibile e porta Luce e diviene esperienza profonda e perciò diverrà memoria.
E' qui in questo incedere umile e profondo di fronte al mondo che irradia conoscenza a cui risponde l'amore del nostro interessarci e aggiunge al dato un fattore in grado di farlo rivelare, che si può rintracciarsi la modalità artistica che feconda l'insegnamento scientifico nella scuola Waldorf, nella scuola Janua.
Abbiamo preso questa volta come spunto e avvio, una lezione di fisica, abbiamo compreso che la percezione dei sensi dà un solo lato della realtà, l'altro lato è la comprensione pensante del mondo. I ragazzi dovranno passare per questa duplice attività.
I maestri sono consapevoli che la percezione irrompe in noi da fuori e i nostri sensi sono rivolti all'esterno, mentre il pensiero emerge dall'interno. La percezione perseguita a lungo e con calma permette di trattenere in una determinata forma il pensiero fluente ma per avere una ricca vita di rappresentazioni che vanno incontro alle percezioni, dobbiamo avere una vita spirituale interiore ricca, esercitare l'arte, il dialogo, lo studio.
Quando in sesta classe si inizia a fare scienza, il mondo artistico con cui fino ad allora i maestri hanno nutrito gli alunni emerge come forza di rappresentazione che scorre incontro alla percezione e l'appello individuale che viene richiesto nell'osservazione, nel relazionare tirandosi fuori, ma lasciando un'oggettiva capacità di descrivere, diviene premessa di quella coscienza che li porterà ad essere creatori e generatori di contenuto e la realtà diverrà più ricca e densa grazie allo sforzo di ciascuno di loro.

 

Roma, 7 marzo 2014

Manuela de Angelis e Danilo Pacella

Conferenza 7 marzo 2014