Essere insegnanti oggi

E' più che mai urgente uscire da una vecchia rappresentazione dell'insegnante che impartisce sapere e che gestisce potere.

E’, al tempo stesso, necessario osservare ciò che quotidianamente viene scritto e detto sui media a proposito di questa professione attaccata, vilipesa, svilita, divenuta quasi “superflua” in un tempo storico che vuole, per l'uomo in divenire, un apprendimento veloce e meccanico affidato alle nuove scoperte tecnologiche.

Guardando ciò, il passato e il presente non dicono nulla su quel che significa essere insegnanti oggi!
Solo ascoltando nell'interiorità il compito vero della nostra vocazione a servizio delle nuove generazioni, possiamo ritrovare quell’entusiasmo vivo per parlare ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, un linguaggio che viene dal futuro, che porta incontro a loro parole di Speranza, di Impegno, di Coraggio, per poter arrivare al loro cuore.

Le nuove generazioni, in realtà, anelano ad incontrare uomini, capaci di scelte, anche controcorrente, che sostengono con determinazione le loro idee, che ricercano il dialogo, che valorizzano le differenze come opportunità di ampliamento dei propri orizzonti, che trasformano le difficoltà in possibilità di crescita, che si muovono tra polarità in libertà, che si interessano alla cultura delle minoranze etniche e linguistiche mentre vivificano i fondamenti della tradizione culturale europea.

Il nostro approccio all'insegnamento si articola tra la scienza fenomenologica e l'arte, curando il gesto, la parola e la forma con il contenuto creativo che stimola nell'apprendimento la profondità dell'immagine e del ricordo.

Essere insegnanti oggi è difficile e al tempo stesso un privilegio; è una impresa ardua e ugualmente bellissima.

Poter contattare da vicino la “vitalità bollente” dei ragazzi, ci sollecita a rimanere giovani, aperti, interessati al mondo.

E' duro riconoscere ciò che a loro veramente interessa distinguendolo da ciò in cui sono ”intrappolati “ per ben altri interessi.

E' importante per l'insegnante acquisire un occhio limpido per cogliere i valori nuovi dentro una modalità di vita spesso aritmica e confusa.

Insegnare è promuovere, è formare, è aiutare a discernere, a semplificare, a trasformare, a ricongiungere. L'elenco potrebbe proseguire e solo chi opera sa tutte le facoltà che quel quotidiano essere affianco agli alunni, stimola e rinnova.

Forse nessuna altra professione permette all'uomo così tanta opportunità di sviluppo.

Per questo la nostra responsabilità di insegnanti è anche quella di essere testimoni per i ragazzi della costruzione di una comunità nuova e qui il mio pensiero va alle nostre scuole che possono divenire palestre, templi, officine, laboratori, dove si opera gli uni affianco agli altri, gli uni grazie agli altri, gli uni per gli altri, luoghi di ascolto e di promozione umana.

I maestri hanno la responsabilità di dare la direzione delle mete culturali della scuola, conoscono i processi che dentro vi operano e gli alunni osservano perciò uomini o meglio ricercatori non solo del mero Sapere ma del Vivere nuovo e cominciano a sviluppare quell'arte del futuro, così necessaria, che è l'arte del vivere sociale nel rispetto di ogni singolo uomo.

Chiudo questo mio scritto partecipandovi di un pensiero, meditato nel collegio della Janua, tratto dalla “Bellezza e l'inferno “di R. Saviano e che viene da quel grande pedagogista e maestro che è stato Danilo Dolci:


”C'è chi insegna guidando gli altri come cavalli passo passo; forse c'è chi si sente soddisfatto così guidato. C'è chi insegna lodando quanto trova di buono e divertendo; c'è pure chi si sente soddisfatto essendo incoraggiato. C'è pure chi educa, senza nascondere l'assurdo che c'è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo, ma cercando d'essere franco all'altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato”.

Roma, 18 agosto 2009
Manuela de Angelis